Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Denuncia di Greenpeace: l’inquinamento minaccia il Santuario dei cetacei
26/07/2010
autore: Piero Mannironi
Analisi in alto mare hanno rilevato elevate concentrazioni battericheSASSARI. Il loro nome evoca paure ataviche, come i mostri marini di Aristotele, il possente leviatano biblico o il demoniaco mistero di Melville. E invece i cetacei sono giganti miti e fragili che cercano di sopravvivere in un universo acquatico che per loro sta diventando sempre più piccolo. E cioè habitat marini non corrotti dall’inquinamento. Balene e delfini si concentrano infatti nelle aree dove la presenza di quelle che per loro sono risorse alimentari, sono anche gli indicatori di un mare pulito. Ma ora qualcosa sta pericolosamente cambiando.C'è infatti una modificazione degli indicatori di salute ambientale in quella parte di Mediterraneo nella quale i cetacei si concentrano nella loro instancabile ricerca di cibo. E cioè quel triangolo di mare di oltre 87 mila chilometri quadrati che comprende il Mar Ligure, il Tirreno settentrionale e il bacino sardo-corso provenzale. La denuncia arriva dagli ecologisti di Greenpeace dopo un lungo e attento monitoraggio di quell'area di mare che, dal 1999, in seguito a un accordo internazionale è chiamato il Santuario dei cetacei. Dice Giorgia Monti, responsabile della Campagna mare di Greenpeace: «Nel santuario dei cetacei abbiamo registrato una forte contaminazione da batteri fecali in alto mare, con livelli che arrivano a superare quelli normalmente tollerati a riva per la balneazione. Proprio nell'area che dovrebbe garantire la tutela di balene e delfini oggi ci vorrebbe un "divieto di balenazione"!».
La nave ammiraglia della flotta ecologista, la Rainbow Warrior, ha navigato nelle acque del santuario dei cetacei dal 5 al 15 agosto dello scorso anno a una velocità costante di sette nodi, percorrendo circa 810 chilometri. Un team di scienziati indipendenti ha prelevato campioni d'acqua marina e li ha analizzati, mentre veniva effettuato un monitoraggio continuo per verificare e quantificare la popolazione dei cetacei. Il punto di partenza era il report della crociera di studi del 2008, che aveva riscontrato una diminuzione di stenelle di circa il 50% rispetto al 1992 e addirittura la riduzione a un quarto delle balenottere nello stesso arco di tempo. Ebbene nel 2009 le osservazioni hanno confermato la tendenza degli anni precedenti: la popolazione dei cetacei si sta riducendo sempre di più.
«Le analisi delle acque superficiali condotte l'anno scorso nel Santuario Ð dice ancora Giorgia Monti Ð confermano le nostre preoccupazioni: delle 28 stazioni campionate ben 6 hanno riscontrato una pesante contaminazione da coliformi e streptococchi fecali, più del 20% dei campioni, in aumento rispetto al 10% dell'anno precedente. Si tratta di batteri tipici degli scarichi fognari, che non dovrebbero essere presenti in alto mare. Eppure in ben 4 campioni i valori accertati sono talmente alti che, se ci trovassimo a riva, sarebbe vietato fare il bagno. Nessuna sorpresa, quindi, se le osservazioni raccolte durante il nostro ultimo tour sembrano confermare il preoccupante calo di cetacei nel Santuario registrato da Greenpeace, e confermato da altri, nel 2008».
«Questi batteri non possono provenire da scarichi fognari terrestri e la fonte di contaminazione pi verosimile sono gli scarichi di grandi navi traghetto e da crociera, che usano il Santuario come una discarica» dice ancora la responsabile della Campagna mare di Greenpeace.
Si legge nella relazione stesa dal team della Rainbow Warrior: «Nel periodo in cui eravamo nel Santuario abbiamo avuto modo di monitorare il traffico navale raccogliendo dalla Rainbow Warrior i dati trasmessi dal sistema AIS (Automatic Identification System), che le navi commerciali (ma non i pescherecci) devono tenere costantemente in funzione. Durante la navigazione nel Santuario abbiamo potuto registrare una media di circa 200 imbarcazioni al giorno tra navi passeggeri, cargo e tanker, presenti nell'area coperta dai nostri sistemi. È possibile che ci fossero più navi presenti nel Santuario, ma che i loro segnali radio fossero schermati dalla Corsica durante la nostra navigazione nel settore orientale e poi occidentale del Santuario. La maggior parte erano navi passeggeri e navi cargo, delle quali circa 13 al giorno con sostanze classificate tra le più pericolose (categoria A del sistema AIS)».
Duro il giudizio di Greenpeace: il Santuario è una scatola vuota, un'enunciazione di buoni principi e niente di più. Infatti dice Giorgia Monti: «La verità è che il piano di gestione sviluppato nel 2004 non è mai stato attuato. Lo scorso novembre, all'ultimo incontro delle parti, sembrava che finalmente fossero stati fatti dei passi avanti, con l'approvazione di dieci raccomandazioni per far fronte alle principali problematiche del Santuario. Purtroppo a ben otto mesi dall'incontro nulla è cambiato. Anzi, da gennaio non esiste più neanche un Segretariato, l'organo che dovrebbe amministrare il Santuario».
«Considerata l'inerzia del ministero dell'Ambiente - conclude Giorgia Monti -, abbiamo contattato gli assessori all'Ambiente di Liguria, Toscana e Sardegna esponendo i problemi legati al traffico navale e chiedendo loro un confronto in tempi rapidi sulla questione degli scarichi delle navi passeggeri e, in generale, dell'impatto ambientale del sistema trasporti nel Santuario». Greenpeace ha anche una soluzione da proporre: applicare il «modello Baltico». Si legge infatti nel suo ultimo rapporto: «Nel Mar Baltico per ridurre il problema dello scarico delle acque reflue delle navi passeggeri, che rischiava di generare un impatto negativo su un bacino relativamente chiuso, i porti di Helsinki, Stoccolma e San Pietroburgo hanno sviluppato adeguati sistemi di depurazione- smaltimento per i liquami delle navi utilizzati senza costi aggiuntivi (sono inclusi nelle tariffe portuali) dalla maggior parte delle navi facenti scalo in questi porti».
Chiavi di questa notizia: Inquinamento