Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda
In spiaggia con l’assessore provinciale ai Lavori pubblici tra i bagnanti che bocciano il ripascimento
06/08/2002
autore: Giuseppe Meloni
Zirone: «Volevo dimettermi»
Pronto a lasciare la Giunta: «Mi ha fermato Balletto»
CAGLIARI. Renzo Zirone guarda il mare del Poetto e confessa: «Volevo dimettermi. Dopo gli ultimi attacchi sul ripascimento in Consiglio provinciale ho detto al presidente Balletto: sono pronto ad andarmene». Non per una resa, precisa l’assessore: «Non mi sento colpevole, ero amareggiato per un gioco al massacro a cui non sono abituato». È stato Sandro Balletto a fargli cambiare idea: «Non se ne parla neppure, mi ha risposto. La sua fiducia mi ha convinto a resistere». Le polemiche sul Poetto, facile prevederlo, non sono finite. L’ultima puntata, col centrosinistra che ha chiesto la testa dell’assessore ai Lavori pubblici, è quella delle pietre nella sabbia versata dalla draga Antigoon. Ma Zirone è ormai da cinque mesi al centro delle contestazioni. Lui giura: «Rifarei tutto allo stesso modo». Quasi tutto: «Forse non accetterei l’incarico di assessore». Sull’intervento al Poetto, però, neanche mezzo passo indietro. Anzi: per spiegare direttamente ai cittadini le sue ragioni, accetta l’invito a una passeggiata in spiaggia, tra gli ombrelloni, per sentire i commenti dei cagliaritani sul ripascimento. In mano un dossier del novembre 2001, con foto che documentano la presenza di pietre anche prima della draga. L’assessore sbottona il collo della camicia con le cifre R. Z. e affronta i bagnanti. «Sono piemontese, vengo al Poetto da sei anni: l’ho rivisto ieri e mi sarei suicidato». Iniziamo bene. Sergio Aghemo arriva da Torino: «Lo so bene com’era la sabbia», replica all’assessore che vorrebbe mostrargli il dossier, «era candida e morbida. Ora è fastidioso camminare a piedi nudi». Poco più in là alcuni giovani altrettanto critici ma più disponibili ad ascoltare Zirone. «Da zero a dieci, il mio voto è cinque e mezzo», taglia corto Andrea Corona. «Il colore non sarà mai quello di prima», sospira Claudia Zedda. L’assessore contrattacca: i lavori non sono finiti, il Poetto migliorerà. Roberto Cotza concede la prova d’appello: «Per ora è brutto, staremo a vedere». L’assessore ha un’arma segreta: «Un anno fa Ñ ricorda ai ragazzi Ñ non avreste potuto stare qua, alla prima fermata: c’era il mare». Obiettivo centrato a metà: «Qui non è male», ribatte Paolo Usai, «però alla quarta e alla sesta, dove andavamo prima, è orrendo». Bocciato il ripascimento, all’assessore va almeno l’onore delle armi: «Lei è cagliaritano, lo sappiamo che non lo ha fatto apposta». Magra consolazione. Eppure il via libera arrivò da fior di tecnici. «Non mi sono mica fidato del primo che passava», dice Zirone, elencando i nomi degli esperti che consigliarono la sabbia di mare anziché di cava. «Sono un imprenditore abituato ad agire. Ho creato quattro negozi di ottica, con un fatturato di due miliardi di lire. Potevo fermare il ripascimento, ma mi avrebbero accusato di farlo solo perché era un progetto del centrosinistra. Sarei stato l’ennesimo amministratore che non faceva niente per salvare il Poetto». Ripercorre le tappe dell’opera, replica alle accuse. Tira fuori dal dossier il decreto del novembre scorso con cui il ministero dell’Ambiente autorizzava l’intervento “per un periodo di tempo di due mesi decorrenti dalla data d’inizio delle operazioni”. Capitolo pietre: «La spiaggia dovrà essermi consegnata come dice il capitolato d’appalto, senza elementi di diametro superiore a due millimetri». Dovrebbero sparire non solo i sassi, ma anche il pietrisco. Il colore: «Ma le sembra così diverso dalla sabbia vecchia?». Beh, insomma. L’acqua torbida: «È colpa dei microscopici frammenti delle conchiglie sminuzzate dalla draga. I tecnici mi dicono che con due belle mareggiate ritornerà trasparente». Se lo augura Jessica Marongiu, anche lei su un asciugamano alla prima fermata: «Prima il mare era cristallino, ora è brutto». Accanto a lei Roberto Contu se la prende col dislivello a riva. Zirone promette: «Se alla fine constateremo errori, li pagherà l’impresa. Un errore l’ho commesso io», ammette: «Non ho spiegato bene alla gente che all’inizio la sabbia sarebbe stata nera. L’avevo anche detto in una trasmissione televisiva, e aggiunsi: su questo sarò contestato. Mi risposero: macché, i cagliaritani capiranno».
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