Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Se le istituzioni per prime violano il paradiso
24/07/2010
autore: G. B.
Lo sbarco degli escavatori sull’isola accolto come un evento normale SASSARI. Uno scavo profondo una quarantina di centimetri, la cassa in legno che contiene la gabbia di ferro per accogliere il gettito di calcestruzzo, i corrugati per il passaggio dei cavi elettrici. Non c’è il cartello con i riferimenti progettuali, la data di inizio e fine lavori. Da un’altra parte - per esempio in città - i controlli sarebbero scattati immediatamente, e forse anche i provvedimenti nei confronti del titolare dell’iniziativa. Nel Parco dell’Asinara, dove in fondo è lo Stato a dare corso alla costruzione, nessuno deve avere pensato a eventuali problemi.
Tanto è vero che i sopralluoghi sono avvenuti senza alcuna difficoltà, e anche le autorizzazioni per l’ingresso dei mezzi e dei materiali sono state regolarmente smarcate come si fa quando non esistono difficoltà di alcun genere. Tutto in buona fede, insomma. Con la convinzione che un radar di iniziativa ministeriale, tra l’altro frutto di una intesa internazionale Italia-Francia, per migliorare la sicurezza della navigazione nelle Bocche di Bonifacio, non può che avere tutte le carte a posto.
Si farà adesso, invece, una verifica che andava certamente compiuta prima. Perchè un Parco nazionale è ambiente delicato e deve avere il rispetto da parte di tutti, a maggior ragione se si tratta di organismi dello Stato.
Viene da pensare che non può esistere che il Comune di Porto Torres non fosse al corrente di una simile iniziativa, e che se ciò è accaduto è quanto meno grave. Perchè uno straccio di comunicazione all’istituzione locale andava fatta, specie se si tratta di un intervento che ricade in quello che poi è la metà esatta del territorio comunale di Porto Torres (52 chilometri quadrati).
Tra l’altro, considerato che l’accertamento di conformità in questi casi segue disposizioni specifiche e che l’articolo 7 del Dpr 380 del 2001 - che disciplina l’Attività edilizia delle pubbliche amministrazioni - indica comunque che la realizzazione deve avvenire «con l’assenso del Comune interessato», il passaggio mancante sembra essere quello della Conferenza di servizi che valuta i progetti definitivi relativi alle opere di interesse statale «nel rispetto delle disposizioni inerenti i vincoli archeologici, storici, artistici e ambientali». La Sardegna, e anche il Comune di Porto Torres, hanno la storia piena di Conferenze di servizi per qualunque cosa: dalle bonifiche ambientali (mai decollate) al polo energetico di Fiume Santo, tanto per citare due esempi.
E’ vero, quindi, che si tratta - come emerso nei giorni scorsi - di una questione complessa e delicata. E proprio per questo andava trattata con più attenzione fin dal principio.
Ma l’Asinara - risorsa straordinaria per il nord Sardegna, patrimonio eccezionale per l’Isola - è debole, e non solo in questo momento. Lo è da troppo tempo, da quando non ha più un presidente (dopo che, come scelta di garanzia il primo era stato fatto coincidere con il sindaco di Porto Torres, che allora era Eugenio Cossu) e passa da un commissario all’altro: il primo inviato dal ministero dell’Ambiente (Silvio Vetrano era un funzionario ministeriale), il secondo, Giancarlo Cugiolu, nominato e rinnovato nonostante avesse ritirato la disponibilità. In mezzo ci sono anche altre difficoltà che impediscono a un Parco nazionale di prima grandezza di essere considerato tale. Quella del radar, in fondo, è una storia figlia di una condizione di precarietà che Stato e Regione continuano a volere.
Chiavi di questa notizia: Aree protette