
23/07/2010
autore: FLAVIO SORIGA
E’ una parte dell’isola, questa, che conosco meno di altre, in quanto campidanese impenitente seppure non pigro, con tendenze montiferrine e deviazioni giovanilistiche baronesi (per frequentazioni di campeggi e spiagge). La Gallura è un paradiso terrestre. Lo so che è banale, lo so che non è nemmeno del tutto vero (non mi è difficile immaginare i pomeriggi di febbraio alla Maddalena come vagamente meno eccitanti di questi sabato sera di luglio), ma è così, e dobbiamo ricordarcelo sempre, non cedere mai su questo punto dirimente del nostro futuro di sardi: noi viviamo (o siamo nati e cresciuti e torniamo spesso) in un paradiso naturale. Un luogo meraviglioso che è sempre ad altissimo rischio di rovina. Il fatto di averlo davanti agli occhi tutti i giorni, questo paradiso, può far correre il rischio di dimenticare, o di sentire con meno forza, quanta fortuna ci sia toccata nel suo conservarsi abbastanza immune dagli orrori architettonico-edilizi che hanno distrutto il resto delle coste italiane (salvo poche eccezioni). E’ da sei mesi che giro l’Italia e ho incontrato migliaia di lettori, non certo tutti di sinistra, non certo tutti ambientalisti integralisti, non certo tutti allergici a mondanità e lussi, ma tutti - dalla signora milanese della più raffinata borghesia all’insegnante precaria di viterbo - tutti sempre mi hanno detto, mi dicono: «Non rovinate la Sardegna». E mentre leggo di parchi eolici e possibili tangenti, di vecchi faccendieri inclini alla corruzione e nuovi politici incapaci di stare lontano dalle zone grigie, mentre il nome della nostra isola viene sempre più abbinato ai casi di malaffare nazionale, in tutto questo sento un assordante, incredibile silenzio sul futuro di questa terra. Sulle strategie da elaborare, sulle scelte necessarie. Cosa vogliamo fare delle villette sulla spiaggia? Vogliamo costruirne ancora, e ancora, e ancora, perché senza dubbio danno un po’ di lavoro, perché senza dubbio fanno girare un po’ di economia, o crediamo che sia meglio puntare su alberghi di qualità (pochi), campeggi (molti), turismo delle zone interne e della bassa stagione? Cosa vogliamo fare per promuovere della Sardegna un’immagine che vada minimamente oltre la mondanità e l’autenticità della vita dei pastori?Chiavi di questa notizia: Ambiente