Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Liberalizzazione, ok del governo

23/07/2010

autore: ANNALISA D’APRILE

Approvato il decreto su acqua, rifiuti e trasporti

ROMA. L’acqua sarà privatizzata. A dispetto della volontà popolare e del milione e mezzo di firme raccolte per andare al referendum, il Consiglio dei ministri va avanti a testa bassa e approva il regolamento che completa il decreto sulla liberalizzazione dei servizi pubblici. Acqua, rifiuti, trasporti, smettono di essere beni collettivi per diventare di proprietà di pochi, autorizzati per legge a gestirli e venderli ai cittadini alle loro condizioni.
 Secondo il regolamento, la privatizzazione delle risorse idriche avverrà tramite gare che avranno il compito di selezionare il gestore migliore con le tariffe più basse. A supervisionare il corretto svolgimento dei bandi ci dovrebbe essere anche un’autorità terza. Il ministro delle Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, padre del decreto, sottolinea che il provvedimento «andrà a rompere una situazione di gestione che dà all’Italia un triste primato: il 37 per cento di dispersione dell’acqua con costo per i cittadini di 2,5 miliardi l’anno».
 Motivazioni poco convincenti per movimenti e comitati per l’acqua, da mesi alle prese con la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla gravità di un’operazione politica che mette le mani su un bene primario. Proprio il referendum richiesto dalle associazioni di cittadini è stato criticato da Tremonti: «Premesso che l’acqua appartiene al popolo, la direttiva è l’applicazione di un trattato e sulla materia dei trattati non ci può essere un referendum abrogativo. È un falso come contenuto ideologico, non è cristallino come l’acqua, che resta pubblica».
 A rispondere al ministro è Corrado Oddi, della segreteria nazionale Funzione pubblica Cgil e coordinatore nazionale del Forum movimenti per l’acqua: «Tremonti dice che l’acqua appartiene al popolo, allora come mai il servizio idrico dev’essere messo sul mercato e produrre soldi solo per alcuni? I nostri quesiti referendari sono molto chiari e si fondano sul “no” allo sfruttamento dell’acqua». Nella polemica interviene anche Luigi De Magistris, eurodeputato dell’Italia dei valori: «Affidare la gestione dell’acqua ai privati significa privatizzare di fatto l’acqua in quanto tale, esponendo questo diritto comune, universale e non mercificabile alla speculazione delle lobby e delle multinazionali, oltre che a quella di soggetti spesso non trasparenti come le società misto pubblico-private». Mentre Michele Corradino, capo di gabinetto del ministero dell’Ambiente, presentando al Parlamento la relazione 2009 sullo stato dei servizi idrici, sottolinea: «Il ministero ribadisce che l’acqua è e resta un bene pubblico. E nessuna norma dice il contrario. Ma proprio l’indiscussa natura pubblica dell’acqua impone una sua regolamentazione quale bene economico prezioso».

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