Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Acqua ai privati, Abbanoa non lo esclude: sindacati sul piede di guerra
23/07/2010
autore: Silvia Sanna
SASSARI. Lui, il presidente, cade dalle nuvole. Pietro Cadau dice che il dialogo con la Regione è costante, però di questa specie di super eroe chiamato a salvare la baracca, non sapeva nulla. Qualcosa in più, invece, il numero 1 di Abbanoa sa sulla privatizzazione: «C’è una legge nazionale da applicare e in ogni caso la novità deve essere vista nel verso giusto». I sindacati, da qualunque parte guardino, il lato positivo non riescono proprio a trovarlo. Anzi, nell’aria fiutano l’arrivo di due brutte cose: l’aumento delle tariffe e i tagli al personale.
Ieri mattina, il possibile arrivo di un amministratore delegato incaricato di fare quadrare i conti, ha tenuto banco durante il consiglio d’amministrazione. Il presidente Cadau, (Pdl, eletto un anno fa), dice di non sapere nulla della novità: «Io mi attengo ai fatti. Questo cda ha agito nel miglior modo possibile, e il fatto che l’ultimo bilancio sia stato approvato a larghissima maggioranza dall’assemblea (97% ndr) lo dimostra». La vicenda, però, ovviamente va chiarita. Per farlo, il cda chiederà un incontro agli assessori Angelo Carta e Giorgio La Spisa. Era stato proprio Carta, due giorni fa, a comunicare al presidente dell’Anci Tore Cherchi la decisione di nominare un tecnico e un comitato di gestione ristretto per risolvere i problemi di Abbanoa. I sindaci, dietro l’annuncio, hanno letto la volontà della Regione di marciare a passo svelto verso la privatizzazione. La legge nazionale stabilisce che nelle società in house debba entrare un soggetto privato titolare del 40 per cento delle azioni e che il processo debba andare a compimento entro il 31 dicembre 2011. In realtà i tempi potrebbero accorciarsi: i sindacati dicono che la privatizzazione andrà completata al massimo entro febbraio 2011, prima del referendum sull’acqua pubblica. L’Anci vuole che la Regione chieda una deroga, in virtù della sua autonomia. E farà pressing sul fronte della ricapitalizzazione: a fine anno servono 14 milioni, senza quelli il fallimento di Abbanoa sarà matematico. Il presidente Cadau è sicuro che la Regione ricapitalizzerà: «Non può essere altrimenti, lo dice la legge». In realtà su questo fronte la Regione è parecchio latitante: è in debito verso l’ente di 83 milioni. A 235 milioni ammonta invece il deficit di Abbanoa, a 130 milioni l’esposizione bancaria. Dunque, dice Cadau, serve una soluzione forte. Non un super eroe ma «un supporto con le banche: il fondo di garanzia da 50 milioni di cui parla l’assessore Carta è positivo». Anche perchè, aggiunge Cadau, «se prima non si sistemano i conti, il bando per l’ingresso di un socio privato potrebbe andare deserto». In realtà forse no, visto che il gigante che affonda ha ancora a disposizione 317 milioni del Por 2000-2006 più altre risorse per un totale di 450 milioni: fondi che possono fare gola a un privato intenzionato a fare reddito. Cadau dice che la privatizzazione va vista nel senso giusto, cioè come forma di sostegno a un’azienda in difficoltà. Ma perchè sia così, bisognerebbe stabilire dei paletti: no ai rastrellamenti di azioni, per evitare che il privato diventi azionista di maggioranza e possa fare la voce grossa, per esempio dettando legge sull’importo della tariffa.
È questa la paura più forte dei sindacati, che invitano la Regione a non proporre scorciatoie «per correggere le storture e i troppo errori commessi». Lo dicono i segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil Michele Carrus, Giovanni Matta e Francesca Ticca, che accusano la Regione di «comportamento ondivago» sin dal 2005, con un’Ato commissariata da tre anni: «la programmazione, l’indirizzo e il controllo sulla qualità del servizio non vengono esercitati da nessuno».
Lo sanno bene i cittadini ma anche i dipendenti di Abbanoa, 1500 distribuiti negli 8 distretti dell’isola. Il malumore è forte, al punto che i rappresentanti sindacali hanno proclamato lo stato d’agitazione e chiesto alla Regione l’attivazione del tavolo per le emergenze occupazionali. I lavoratori raccontano di subire sulla propria pelle le conseguenze del dissesto finanziario dell’ente, causato dalle mancate ricapitalizzazioni ma anche da scelte sbagliate da parte del gruppo dirigente. Mancata applicazione degli accordi territoriali, contratti penalizzanti, mancato riconoscimento degli inquadramenti professionali. Tutte situazioni che hanno portato, dal 2005 a oggi, alla disaffezione al posto di lavoro da parte di una fetta del personale: al punto che alcuni dipendenti, pur di non accettare regole che mortificavano le proprie competenze e la professionalità acquisita, hanno scelto di andare via. Giampiero Murgia, segretario generale Femca Cisl, denuncia «la gestione politica di Abbanoa. Il gruppo dirigente non ha guidato l’azienda in termini industriali, ma secondo altre logiche». Ecco perchè, se Abbanoa è con l’acqua alla gola, «anche i dirigenti hanno grosse responsabilità. Gli altri colpevoli sono l’Autorità d’ambito, formata dagli stessi sindaci che da sempre criticano il servizio, e ovviamente la Regione, che, oltre a provvedere come da piano d’ambito alla ricapitalizzazione, avrebbe dovuto seguire l’intera gestione di Abbanoa e Ato. Ora, dopo tanti errori, bisogna evitare che a pagare siano gli innocenti, cioè gli utenti e i lavoratori. Il business dell’acqua sulla pelle degli altri va fermato a tutti i costi».
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