Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
All’Asinara un radar per le petroliere
23/07/2010
autore: Gianni Bazzoni
A dare la concessione, nel 2008, è stata la Regione. Ancora molte domande senza risposta SASSARI. Una «terrazza» sul mare di 800 metri quadrati, poi ridimensionata a 98,80. Tanto è grande l’area di Punta Scomunica, nel punto più bello e panoramico dell’isola-parco, che dovrà accogliere un radar. Non è un impianto militare, anche se la concessione è stata data gratuitamente dalla Regione alla Capitaneria di Porto Torres, ma si tratta di una «stazione tecnologica» per adempimenti «internazionalmente assunti dall’Italia». Arrivano le prime risposte sulla misteriosa costruzione comparsa improvvisamente nel Parco nazionale dell’Asinara.
A parte il giallo dei metri quadri cancellati, resta soprattutto un problema da chiarire: un radar - per quanto importante per la sicurezza della navigazione - può essere costruito nel punto più caratteristico di un Parco nazionale che, tra l’altro, è Sito di interesse comunitario (Sic)? E per quale motivo il percorso è stato così silenzioso - dal 2007 fino a oggi - tanto da passare quasi inosservato per alcune istituzioni, tra cui il Comune di Porto Torres che avrebbe la competenza per il rilascio dell’autorizzazione edilizia? Infine: se è vero che anche per piantare un chiodo in un Sito di interesse comunitario occorre avere prima la Valutazione di incidenza ambientale (Via), perchè a Punta Scomunica si può scavare, realizzare un basamento in calcestruzzo e installare una stazione tecnologica che, comunque, avrà una sua visibilità e quindi un impatto più che evidente?
Insomma, se l’intento è positivo, cioè «monitorare» il traffico delle petroliere nelle Bocche di Bonifacio, e in sintesi, elevare i livelli di tutela ambientale, per quale motivo si agisce creando una ferita nel cuore del Parco nazionale dell’Asinara che, comunque, è un ambiente da proteggere?
Gli interrogativi di queste ore, probabilmente, c’erano già tre anni fa quando la pratica del radar ha cominciato a muovere i primi passi. E colpisce un particolare: se il progetto era lo stesso che si vuole realizzare oggi, per quale ragione la richiesta - soddisfatta con determinazione 189/DSS del 15 febbraio 2007 del direttore dell’assessorato regionale degli Enti locali, Finanze e Urbanistica - era di 800 metri quadrati? Si potrebbe ipotizzare che, inizialmente, il piano prevedesse anche strutture di servizio assimilate alla stazione tecnologica. Fatto sta che un anno più tardi, sempre con determinazione del direttore dello stesso servizio, la concessione in uso gratuito alla Capitaneria di Porto Torres viene drasticamente ridimensionata e si passa da 800 a 98,80. E’ la differenza in metri quadrati che colpisce, perchè la pratica fa riferimento sempre al «V.T.S. - Vessel Traffic Service», gestito dalla Guardia costiera italiana e che contempla altre postazioni in località come Cagliari e La Maddalena.
Perchè è stata scelta Punta della Scomunica, la splendida terrazza sul mare che permette di ammirare l’isola da nord a sud, da Punta Scorno al Castello di Barbarossa?
Ieri la Direzione marittima-Guardia costiera di Olbia ha spiegato che «la località è stata individuata, dopo sopralluoghi congiunti con le autorità competenti, quale “sito remoto” più idoneo ove installare uno dei radar del sistema e beneficia, a ogni modo, delle autorizzazioni necessarie».
Dopo la determinazione 3147 del 12 settembre 2008, ha fatto seguito - una settimana più tardi - il verbale di consegna dell’area di Punta Scomunica alla Capitaneria e, successivamente, al Raggruppamento temporaneo di imprese aggiudicatario, a livello nazionale, dell’appalto per la realizzazione del sistema «V.T.S.», stazione radar con sistema ad antenna rotante, «con irradiamento limitato» - come recita la specifica - e «caratterizzato da un limitatissimo impatto ambientale». E la questione di fondo è proprio questa: il Parco nazionale dell’Asinara, Sito di interesse comunitario, è considerato uno di quei luoghi - specie in alcune aree, come quella di Punta Scomunica - dove quasi sarebbe necessario togliersi le scarpe per passare, tanto la natura è delicata. Quindi anche un «limitatissimo impatto» è una modifica grave. A meno che lo Stato non sia nella condizione di poter stabilire che il rispetto delle norme, specie quelle in materia ambientale, è un dovere che spetta soprattutto ai privati che intervengono nelle aree protette e non alla parte pubblica.
E qui subentrano altri aspetti che meritano una riflessione attenta: il 19 giugno 2000 c’è stata la consegna provvisoria dall’amministrazione finanziaria dello Stato alla Regione sarda dell’isola dell’Asinara. Nell’elenco di trasferimento numero 42 del 7 novembre 2001, si può notare che il ministero delle Finanze ha trasferito alla Regione tutto il territorio tranne due porzioni: Punta Scorno e Cala Reale, «trattenute in uso governativo da amministrazioni statali e della fascia di demanio marittimo». E la stazione radar è a ridosso della torretta antincendio dell’Ente Foreste, che ricade nel raggio del campo elettrico irradiato. Davvero tutto a posto?
Chiavi di questa notizia: Aree protette