Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Scivu, bellezza selvaggia Ma fuoco e cemento minacciano di deturparla

22/07/2010

autore: Giampaolo Meloni

La zona appartiene al Comune di Arbus ed è tutelata anche dall’Unione europea Vicino c’è la colonia penale di Is Arenas

SCIVU. Un nastro d’asfalto che non permette l’agile passaggio di due auto sullo stesso punto. Lasciata la strada statale 126 tra Fluminimaggiore e Arbus si svolta: tredici chilometri in un mare di verde. Ginepri, mirto e la probabilità che da un momentro all’altro salti fuori un impaurito cervo sardo. Poi l’incantevole vista del mare. Il primo essere vivente che ti si presenta innanzi è il parcheggiatore. Gentile, prodigo di informazioni e consigli del bon ton estivo in una terra selvaggia. E senza strisce blu. Sei intercettato. Nessuno aveva visto però con tanta sollecitudine la nascita di un villaggio abusivo su una lottizzazione poco distante, affacciata sul mare, con acqua e luce. Poi sono intervenuti Forestale e magistrato.
 Un ettaro di terra brulla. Un’area non vastissima ma ottima per fissare al suolo le piattaforme destinate a reggere il villaggio di casotti e le annesse roulotte.
 Si chiudeva l’anno 2009, mica tanto tempo fa. Gli appassionati dell’abusivismo non si improvvisano più, le cose si fanno perbene, ecco allora anche le piastrelle belle e sistemate al loro posto. Ma nessuno si era accorto nè aveva avuto la curiosità di verificare se vi fosse una buona relazione di legittimità tra quel villaggio e le leggi urbanistiche. Lo hanno scoperto nel novembre scorso gli uomini del Corpo forestale che hanno anche eseguito il sequestro su disposizione del magistrato della procura di Cagliari Andrea Massidda.
 Quello messo a nudo grazie a due esposti delle associazioni ecologiste “Amici della Terra” e “Gruppo d’intervento giuridico” è stato l’episodio più importante di trasgressione urbanistica in questa zona della Costa Verde, sul litorale dantescamente “aspro e forte” che qualche divinità sembra avere donato ad Arbus. Una fioritura d’edera rampicante con le forme inconsuete della roulotte si intravede ancora qua e là maldestramente mascherata tra eucalipti e pini. Ma niente di straordinario. Oggi le norme sono rispettate.
 Si tratta di fantasiosi aggiustamenti delle cubature, piccole e le sole consentite, recuperate sulle costruzioni rurali, unica attività consentita da queste parti sotto lo sguardo severo di mille tutele: siamo in una zona speciale, quasi inaccessibile, protetta dall’Unione europea, dalla legge Urbani, dalla legislazione regionale. Da circa quattro mesi è in vigore anche il Piano urbanistico del Comune di Arbus: qui, oltre l’agricoltura, niente. Se quello che gli ambientalisti hanno definito “Turismo mattonaro” si può considerare oggi un fenomeno arginato a sufficienza nelle grandi dimensioni (mai dire mai), e la possibilità di sforare il muro della salvaguardia naturalistica e ambientale siano quasi nulle, sulla zona di Scivu incombe tuttavia la minaccia di scenari poco rassicuranti sia sul fronte degli insediamenti cementizi e sia per la devastazione del territorio a causa del fuoco. Esattamente un anno fa, il 23 luglio, la zona venne divorata da un incendio devastante scatenato da un traliccio della corrente elettrica. La spiaggia e la colonia penale di Is Arenas furono evacuate: era stata organizzata la via di fuga dal mare, unica possibile in quell’inferno. La forza della natura sembra volersi opporre allo scempio dando prova di rapida rivitalizzazione: sugli scheletri dei corbezzoli, del mirto, degli olivastri, lecci, ginestre già si arrampicano le piante nuove.
 Quel che impaurisce chi riteneva l’ambiente tutelato dal Piano paesistico regionale, è la mutazione delle norme decisamente più elastiche sposata dalla giunta Cappellacci. Qui, a Scivu, non sarà facile. Ma i rischi di invadenza sono percepiti.
 Il caso più a rischio potrebbe essere quello che riguarda il precedente presidente della Regione Renato Soru. Prima del suo approdo al vertice del governo della Sardegna, Soru acquistò una vasta zona del pianoro di Scivu. I terreni erano della società Riva di Scivu, derivata da emanazione dell’Eni, proprietaria anche della ex colonia marina di Funtanazza, distrutta dal degrado e destinata a ristrutturazione e recupero turistico. Soru (l’acquirente vero fu una società del fratello) assicurò la tutela generale dell’area dalle speculazioni, parlando di recupero della vecchia colonia e del proposito di donare i terreni di Scivu alla Conservatoria regionale delle coste per metterli al riparo dai rapaci dell’immobiliarismo selvaggio.
 A questo punto va in ammollo il presidio delle tutele, perchè la Conservatoria è in testa agli organismi che l’attuale governo regionale considera zavorre da eliminare.
 Lentischio e scisto sono la naturale protezione di Scivu, dove il maestrale che sferza da ovest piega gli olivastri e probabilmente fermerà anche i tentativi di aggressione dell’uomo. La sensibilità è cresciuta. Si avverte dalla scala in legno che il concessionario dei servizi a mare (per conto del Comune) ha realizzato per raggiungere la spiaggia: una protezione contro il calpestìo della sabbia, finissima, di colore oro, che forma una spiaggia protetta dall’abbraccio di pareti di arenaria e trachite.
 Il sole del tramonto produce uno scrigno rosso. Ora si ha la percezione netta di avere raggiunto un altro mondo. Ci si arriva dalla statale 126, da Fluminimaggiore oppure dal versante opposto dell’Oristanese, percorrendo la litoranea che si allunga dal villaggio dei pescatori di Marceddì. Quando si arriva all’incrocio per Scivu, si trova il cartello che rivela la presenza della colonia penale. Quel gruppo di cinque uomini che sistema una condotta al margine del campo di fresca semina, sono alcuni degli ospiti.

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