Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Fotovoltaico, gli incentivi restano

19/07/2010

autore: P. C.

Realacci: ma dal 2011 cominceranno a diminuire

ROMA. Ermete Realacci, deputato del Pd, da anni è impegnato sul versante dello sviluppo delle energie alternative. Ex presidente della Commissione ambiente della Camera, è l’attuale responsabile delle politiche ambientali del Partito democratico.
 Dagli ultimi rapporti sembra che l’Italia abbia imboccato la giusta strada sul fronte delle energie rinnovabili. E’ così?
 
«Sicuramente il Paese si è messo in moto sia sul fronte dell’eolico che sul fotovoltaico, ma siamo ancora un po’ indietro sul solare termico a concentrazione che rappresenta il vero futuro».
 Cioè in che cosa consiste?
 
«A differenza del fotovoltaico che grazie al sole produce energia, il solare termico a concentrazione funziona con il calore. Cioè l’impianto si riscalda anche senza il sole, e il fluido mette in funzione un sistema di ventole che produce energia. Altri paesi ci stanno puntando molto. E c’è un progetto con il Nord Africa per realizzare impianti in quella regione. Con l’energia che avanzerà dalla produzione potremo addirittura desalinizzare l’acqua di mare. Il governo italiano però è in ritardo rispetto ad altri paesi».
 Questo è il futuro. Ma intanto per l’Italia si parla di grande vivacità imprenditoriale senza che vi sia una vera filiera.
 
«Si è vero, quasi tutto è stato affidato all’iniziativa singola, dei privati. C’è burocrazia, mancano canali dedicati a questo settore, e anche per quanto riguarda gli incentivi occorre maggiore certezza».
 Incentivi che la Finanziaria stava per tagliare.
 
«Siamo riusciti dopo lunghe trattative a prorogare tutto fino alla fine del 2010. Ma dopo ci saranno tagli, graduali, che comunque non comporteranno danni perché il settore è avviato e può farcela molto bene. L’importante per privati e imprese è avere la certezza degli incentivi su tariffe e impianti, e che non vi siamo sempre discussioni a livello politico che alla fine scoraggiano gli investimenti».
 E comunque siamo dietro solo alla Germania nelle fonti alternative. Un bel risultato non le pare?
 
«Sì le piccole e medie imprese italiane si confermano la forza del Paese. Questo nonostante i pasticci che sono stati fatti. Del resto se l’Italia ha speso per il settore quanto la Germania, da cui però siamo molto distanziati, significa che qualcosa non ha funzionato. Come nel caso del Cip6, quando i finanziamenti invece di finire alle rinnovabili sono andati nelle tasche dei petrolieri...».
 Cosa manca adesso per realizzare una filiera?
 
Ma intanto il ministero dello Sviluppo economico deve fare bene il suo lavoro di controllo, e la cosa più importante è che i finanziamenti siano certi. Se dai sicurezze alle aziende loro si muovono. E per fare sistema occorre meno burocrazia, lo slancio dei privati c’è già. Gli italiani hanno capito che le fonti alternative convengono a livello economico, oltre che per il clima».

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