Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Dodici abusi edilizi nelle campagne del Sinis
12/07/2010
autore: ENRICO CARTA
Nella maggior parte dei casi erano nati come ricoveri per attrezzi agricoli poi gli stabili sono stati ingranditi e trasformati in abitazioni
Il bilancio dell’attività di indagine durata alcuni anni nelle zone a ridosso delle spiagge CABRAS. Gli agenti non hanno trovato vasche per l’idromassaggio, come qualcuno aveva maliziosamente affermato. Diversi di quelli che dovevano essere esclusivamente dei ricoveri attrezzi erano stati però trasformati in vere e proprie abitazioni. Piccole, a volte piccolissime, case campestri diventate la meta abusiva dei week end o in alcuni casi anche vere e proprie dimore quotidiane.
Dopo un lavoro che ha richiesto notevole dispendio di tempo, per via della necessità di fare controlli incrociati all’interno dei nutriti archivi documentali dell’Ufficio tecnico comunale, è stato tratto un primo bilancio dell’attività iniziata tre stagioni fa e che ha visto gli uomini della Forestale battere a tappeto l’intero Sinis.
Alla fine il dato non è certo macrospico, ma le dodici irregolarità edilizie riscontrate nel solo comune di Cabras costituiscono ugualmente un numero di fronte al quale prestare comunque una certa attenzione.
Tutto era iniziato con qualche segnalazione di mattoni piazzati in luoghi che apparivano alquanto sospetti. Così il procuratore Andrea Padalino Morichini aveva deciso di far effettuare una ricognizione aerea agli uomini della Forestale che dall’alto avevano monitorato tutto il territorio comunale che si trova a ridosso della costa dove continuavano a sorgere quelli che sarebbero dovuti essere solo ricoveri attrezzi.
La Forestale aveva poi effettuato dei controlli sui mappali e sui progetti in possesso del Comune, prima di effettuare una serie di controlli diretti. I riscontri dei mesi successivi hanno portato a scoprire una dozzina di irregolarità che ovviamente hanno comportato l’immediata denuncia penale.
Gli agenti hanno riscontrato, in quasi tutti i casi un aumento di cubature e difformità dello stabile rispetto al progetto originario. Cose ovviamente non consentite dalla legislazione e meno che mai in zone comunque protette da numerosi e severi vincoli paesaggistici.
Oltre alla denuncia, in tutti i casi in cui è stato individuato il reato, i proprietari degli stabili sono stati obbligati a ripristinare le volumetrie alterate e a rispettare i dettami del progetto originario. Fermo restando il procedimento penale che è stato già definito in quasi tutti i casi attraverso il patteggiamento dei proprietari degli stabili.
«L’intervento - ha spiegato il procuratore Andrea Padalino - da un lato è servito per individuare quelle realtà in cui c’è stato l’abuso edilizio e quindi il reato penale, dall’altro è servito per dimostrare comunque che rispetto ad altre zone della Sardegna, le nostre coste non sono soggette a clamorosi interventi di speculazione»
Chiavi di questa notizia: Abusivismo