Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
E rispunta cemento selvaggio
11/07/2010
autore: ANNALISA D’APRILE
Silenzio-assenso per costruire nelle aree protette ROMA. Un capannone di cemento in un parco nazionale, un mega centro commerciale in un’area protetta, un albergo in una riserva marina: con il silenzio-assenso bastano 30 giorni per distruggere il declamato ma poco tutelato paesaggio italiano.
La norma infilata di soppiatto e passata senza suscitare alcun clamore nella manovra finanziaria approvata in commissione al Senato, rischia di essere una specie di gigantesco «cavallo di Troia» piazzato al centro dello Stivale e pronto a sputar fuori nemici di cemento. Perché nel listone di emendamenti passa come semplificazione burocratica un provvedimento che estende al paesaggio la possibilità di costruire da parte di chi, fatta richiesta a sovrintendenze o regioni, non abbia ottenuto una risposta entro 30 giorni, perciò silenzio-assenso.
«E’ una regressione di decenni che ci fa ripiombare nel peggiore oscurantismo» spiega il giornalista, scrittore e saggista Vittorio Emiliani «D’Altra parte è stata la più grande aspirazione dei governi Berlusconi istituire il silenzio-assenso nelle zone paesaggistiche vincolate. Sapendo che le sovrintendenze hanno una mole di lavoro che non riescono a smaltire e che i tecnici, cui hanno tagliato anche i mezzi per i sopralluoghi, non potranno verificare le richieste, i trenta giorni passeranno in un lampo. Ed il nostro Paese che ha il 49 per cento di paesaggio vincolato, tra aree protette, foreste demaniali, parchi nazionali, potrà essere massacrato».
E se per Emiliani il silenzio-assenso «aspira a non avere una pianificazione della tutela del patrimonio», secondo Roberto Della Seta, senatore del Pd ed ex direttore generale di Legambiente, la norma «è un condono preventivo che consente di costruire con l’autocertificazione». Della Seta spiega: «L’impresa che voglia costruire un qualunque fabbricato può farlo senza licenza, ma semplicemente inviando la certificazione e aspettando il silenzio-assenso. Tanto, in un mese, le Regioni o i Comuni non saranno in grado di valutare le richieste e il territorio potrà essere distrutto senza nemmeno un appiglio formale».
Di «armi di distrazione di massa» e di «fine della civiltà della tutela» parla l’ambientalista e deputato del Pd, Ermete Realacci che sottolinea come sia «nel dna di questa maggioranza inserire bocconi avvelenati in emendamenti complessi»
Chiavi di questa notizia: Aree protette