Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

Consiglio di Stato: no a Cala Giunco

03/07/2010

autore: M. LE.

Villasimius. I legali: «I giudici non hanno voluto ammettere un loro errore precedente»
Respinto il ricorso su una vicenda durata oltre 35 anni

Respingendo il ricorso dei legali della Cala Giunco, il Consiglio di Stato ha detto no per la seconda volta alla realizzazione di un complesso alberghiero davanti allo stagno di Notteri, nel litorale di Villasimius. Una sentenza che sembra chiudere la partita dopo che sia il Tar che lo stesso Consiglio di Stato si erano già pronunciati in senso sfavorevole al progetto, accogliendo dunque le tesi del Comune di Villasimius che nel 2007, invocando il piano paesaggistico regionale, aveva negato la concessione edilizia. Il che non ha però spento le polemiche. Anzi.
L'ERRORE Il ricorso dei legali della Cala Giunco (di proprietà dell'editore de L'Unione Sarda Sergio Zuncheddu) si fondava infatti sul presupposto che, nel settembre 2009, il Consiglio di Stato avesse preso la sua prima decisione basandosi su un errore di fatto: l'impresa - avevano sostenuto i giudici - non ha mai eccepito che lo stato dei luoghi fosse stato già modificato con l'avvio delle opere di urbanizzazione, il che gli avrebbe consentito di completare l'opera. Secondo gli avvocati della Cala Giunco, invece, il rilievo in questione era stato posto già davanti al Tar: da qui la decisione di presentare un altro ricorso (tecnicamente per revocazione) in cui si chiedeva al Consiglio di Stato - seppur composto da giudici diversi - di riconoscere l'errore.
GLI AVVOCATI «Un errore di fatto che a nostro avviso era palese - spiegano gli avvocati Marcello Vignola e Marcello Molè -. Ma per riconoscerlo i giudici avrebbero dovuto avere il coraggio di smentire se stessi. E ciò, evidentemente, non è facile. Negli atti la consistente modificazione dello stato dei luoghi non solo è stata sostenuta, sia davanti al Tar che in appello al Consiglio di Stato, ma anche dimostrata con atti e documenti, tra cui il verbale di sopralluogo firmato dal responsabile del settore edilizia pubblica e privata del Comune di Villasimius Bruno Besalduc e dall'avvocato dell'ente Roberto Candio».
LA STORIA Il piano di lottizzazione in questione nasce nel 1974 ma solo nell'agosto del 2004, con l'intervento dell'attuale proprietà, viene sottoscritto l'atto integrativo all'originaria convenzione col Comune di Villasimius. Che prevede delle modifiche rispetto a quello già approvato: volumetria dimezzata (inizialmente era di 140 mila metri cubi) e modifica della destinazione d'uso (da residenziale ad alberghiero). Da notare che il sindaco di Villasimius firmò quella convenzione il 10 agosto del 2004, cioè il giorno prima che entrasse in vigore il piano paesaggistico.
LA CALA GIUNCO «Modifiche - sottolineano dalla Cala Giunco - a cui si era aderito per assecondare le richieste, e non le prescrizioni, provenienti dal Comune di Villasimius». Non solo: «Abbiamo ceduto gratuitamente al Comune un'area di 140.883 metri quadrati, pagando dal 1977 oneri di urbanizzazione per 407.674 euro, corrispondenti a 850 mila euro di oggi. E durante tutti questi anni abbiamo anche provveduto a corrispondere l'Ici». A bloccare tutto l'approvazione del piano paesaggistico regionale, sulla base del quale, il 2 febbraio 2007, il Comune di Villasimius ha negato la concessione edilizia, nonostante la Cala Giunco si fosse impegnata a ridurre ancora la volumetria sino a 48 mila metri cubi.
LO SFOGO «Mentre al privato è negato il diritto ad edificare - è l'amaro sfogo della società -, i cittadini e i turisti possono liberamente fruire delle urbanizzazioni pubbliche realizzate (che, in assenza del rilascio delle concessioni edilizie, si sostanziano in un indebito arricchimento da parte dell'ente pubblico), opere utilizzate come strada di accesso dalla lottizzazione Santa Caterina e come strada di accesso alla spiaggia di Cala Giunco (che costituisce unica via di accesso al mare anche per i veicoli antincendio e di pubblico soccorso). Tutte opere di cui il Comune, la Soprintendenza, il Tar e, da ultimo, il Consiglio di Stato, bontà loro, negano l'esistenza».

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