Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

Decine di bagnanti al pronto soccorso per i tagli causati dai sassi regalati dal ripascimento

22/07/2002

autore: Giuseppe Meloni

Poetto, ora è emergenza-pietre

Zirone: «Le stiamo eliminando dai primi sei metri»


CAGLIARI
. Agli scogli non erano abituati. I bagnanti del Poetto hanno piedi poco allenati a camminare sulle rocce: ora dovranno attrezzarsi. Il litorale è in buona parte disseminato di pietre di diverso calibro e colore, accomunate da una caratteristica: tagliano maledettamente. Se ne sono accorti al pronto soccorso dell’ospedale Marino, quando hanno notato un’impennata improvvisa delle medicazioni per ferite e contusioni al calcagno o giù di lì. Ecco perché la Provincia ha deciso di far passare al setaccio la riva, in cerca dei sassi da eliminare. Regali del ripascimento. Entrare in acqua al Poetto, da qualche millennio fino allo scorso marzo, significava percorrere lunghi tratti con l’acqua al polpaccio, poggiando i piedi su un fondo di sabbia vellutata di cui si poteva distinguere ogni dettaglio, grazie alla trasparenza cristallina dell’acqua. Ora, dopo l’arrivo della draga Antigoon che sputava sabbia nera, le cose sono cambiate. Il brutto incontro è sempre in agguato, anche perché (complice l’acqua torbida, e anche qui c’entra il ripascimento) nessuno vede più dove poggia i piedi, e le insidie sfuggono all’occhio più attento.
Avevano detto che dal tubo della draga, con la severissima griglia-filtro, non sarebbe passata neppure una conchiglia o quasi. «Abbiamo capito quel che è successo», spiega Renzo Zirone, assessore provinciale con delega al Poetto: «Di notte, per fare più in fretta, veniva tolta la griglia. Ma io pretendo che il capitolato d’appalto venga rispettato alla lettera: nel lavoro finale non devono esserci elementi più grandi di due millimetri. L’ho detto anche in Consiglio: non pagheremo all’impresa appaltatrice quel che resta da pagare (circa 800 mila euro) se il lavoro non sarà fatto a regola d’arte. Questo non vuol dire Ñ precisa l’assessore Ñ che io abbia perplessità sul lavoro: è solo un’ipotesi cautelativa». Intanto è nato il nuovo sport dell’estate: spietrare la riva, raccogliere i sassi che il mare non ha ancora consumato e depositarli a secco, dove sono meno pericolosi. Nei giorni scorsi, per esempio, c’erano mucchi di pietre alla quarta fermata, allo stabilimento della Marina militare, e anche nella zona del vecchio ospedale. I primi a dare il via al nuovo divertimento sono stati i responsabili degli stabilimenti balneari, che ovviamente hanno a cuore la serenità dei propri clienti al momento del tuffo (magari con tanto di figli). «È vero, le pietre erano un problema», conferma Paola Naitana, al Lido: «Siamo stati costretti a impiegare il nostro personale per ripulire lo specchio d’acqua, per evitare che la gente si lamentasse». L’operazione è partita per tempo, prima che esplodesse l’estate, ma va avanti ancora. «Non si può certo risolvere il problema in un giorno, c’erano sassi molto grandi ma anche parecchi di dimensioni medie e piccole. Ora però va abbastanza bene, più che altro resta uno strato di pietrisco: magari un po’ fastidioso, ma non fa male».
Nelle ultime settimane, poi, sono stati avvistati uomini con la muta dediti a raccogliere pietre. Non erano collezionisti: si trattava invece di squadre incaricate dalla Provincia. «Sedici persone, in parte dipendenti dell’impresa che ha eseguito il ripascimento», puntualizza l’assessore Zirone, «in parte operai affiancati da noi. Naturalmente con costi a carico dell’impresa». Hanno il compito di ripulire i primi sei metri d’acqua, fino a un metro di profondità. Le pietre vengono poi gettate sette miglia al largo, in corrispondenza di una fossa profonda duecento metri. «È stata già riempita dodici volte una barca da otto metri», calcola Zirone, «e il lavoro non è ancora finito».


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