Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Isolette dell’arcipelago a rischio vendita
28/06/2010
autore: PAOLETTA FARINA
Figurano nell’elenco dei beni da trasferire agli enti locali SASSARI. Federalismo demaniale: l’Agenzia del Demanio ha già una lista provvisoria (quella definitiva sarà resa nota a luglio) di tutto il patrimonio che potrà entrare nelle disponibilità di Regioni, Province e Comuni, i quali potranno scegliere di valorizzarli oppure di venderli per fare cassa. Tra questi «tesori», ci sarebbero anche alcuni isolotti nell’arcipelago della Maddalena, vicino a Caprera. E subito è scattato l’allarme: perché già in passato si sono levate autorevoli voci sull’impossibilità di applicare alla Sardegna, essendo regione a statuto speciale, la legge delega sulla devolution demaniale se non attraverso un confronto con lo Stato.
Ne è convinto il costituzionalista Omar Chessa, docente dell’università sassarese, che afferma: «La procedura di trasferimento dei beni demaniali ha necessità di numerosi passaggi, trattative e concertazioni tra i soggetti interessati, e ancora di più quando la disponibilità del patrimonio dello Stato deve passare alle regioni autonome, proprio in forza della loro specialità».
Spiega quindi il professor Chessa che l’elenco dei beni disposto dall’Agenzia del Demanio rappresenta solo il punto da cui partire. «Su questa lista a sua volta lo Stato deve operare una scelta previa intesa con la conferenza unificata degli enti locali. Ma con le regioni a statuto speciale occorre un accordo specifico. Devono essere le norme di attuazione della legge delega a prevederlo, norme che ancora non ci sono e che si applicherebbe anche ai Comuni e alle Provincie delle stesse regioni autonome. Inoltre lo Stato deve trasferire i beni sulla base di una serie di criteri: ad esempio, quello della progettazione e della capacità economica di chi li richiede. Un Comune deve essere nelle condizioni di avere gli strumenti finanziari per recuperarli, chessò, ad un uso pubblico».
Per il costituzionalista Chessa si tratta complessivamente di un meccanismo non celere e che potrebbe anche dare origine a contenziosi: «Penso al caso in cui un Comune e una Provincia vogliano acquisire lo stesso bene demaniale: cosa succederà?».
Intanto domani si riunisce la conferenza delle Regioni a statuto speciale, che è presieduta da Ugo Cappellacci e non è improbabile che il tema sia tra quelli oggetto di discussione.
Ma la Maddalena a parte, è ricchissimo l’elenco dell’Agenzia del Demanio. E c’è un po’ di tutto. Isole, mercati, montagne ed ex aeroporti, fari e ferrovie, palazzi storici, per un valore di inventario che è di poco oltre i tre miliardi. Si va da Porta Portese all’intero Idroscalo a Roma, da San Pietro in Vincoli alla facoltà di Ingegneria della Sapienza, dalla montagne delle Dolomiti alla piazza d’Armi dell’Aquila, al faro di Mattinata sul Gargano fino all’ex forte Sant’Erasmo a Venezia.
Ed è soprattutto Roma a farla da padrona. C’è il museo di Villa Giulia, dal quale potrebbe essere sfrattata la famosa coppia di sposi Etruschi, presente in tutti i libri di storia dell’arte antica e il cui valore di inventario è poco più di quattro milioni e mezzo di euro. Sempre nella Capitale risultano a disposizione, tra i tanti altri, un immobile a piazza delle Coppelle, in pieno centro e attualmente in uso al Senato che vale oltre 22 milioni e mezzo di euro e l’Archivio generale della Corte dei Conti alla Bufalotta (quasi 67 milioni di euro). A Genova c’è l’ex cinta fortilizia detta «Mura degli angeli». Mentre a Venezia l’ex forte di Sant’Erasmo (quasi 7 milioni di euro).
A «rischio» di vendita c’è anche il fabbricato del cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti, stimato 4 milioni e mezzo di euro, e l’intero Idroscalo di Ostia, dove morì Pier Paolo Pasolini, per circa 6 milioni e settecento mila euro di valore di inventario. E persino le montagne: dalle Tofane al monte Cristallo alla Croda Rossa el Sorapis, all’Alpe di Faloria, nella zona di Cortina.
Sull’isola di Albarella, di proprietà del gruppo della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, poi, è a disposizione il campo da Golf a 18 buche per un valore di 4 milioni 650mila euro.
In lista ci sono anche acquedotti come quello di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli. E anche l’ex campo prigionieri di guerra in provincia di Ragusa ma pure diverse ex case del fascio. Si continua con l’isola di Santo Stefano vicino a Ventotene, un pezzo di spiaggia a Sapri e la spiaggia del lago di Como di manzoniana memoria a Lecco.
In tutto l’elenco provvisorio è composto di 11.009 schede per un totale di 19.005 cespiti. Tanti pezzi di Italia di cui lo Stato non può o non vuole più occuparsi, sperando che altri lo facciano meglio.
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