Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Is Arenas, l’Italia verso un altro processo a Bruxelles

26/06/2010

autore: PIERO MANNIRONI

Disattesa la sentenza della Corte di giustizia: nella pineta si continua costruire

BRUXELLES. Storia di paradossi e di stranezze, quella dell’investimento immobiliare sulle dune boscate di Is Arenas. Storia annosa, complessa, di una contesa che si è sviluppata fino a oggi tra le ragioni del cemento e le ragioni dell’ambiente e del diritto.
 La sentenza del 10 giugno scorso della Corte di giustizia dell’Unione europea sembrava aver definitivamente chiuso la partita, dando definitivamente ragione agli ecologisti che sostenevano l’illegittimità degli insediamenti nella pineta, catalogata come Sic (Sito di interesse comunitario), cioè un’area riconosciuta dall’Unione europea di alto valore naturalistico e perciò meritevole di una particolare tutela ambientale.
 Ebbene, non è così. E d’altra parte una storia come questa non poteva non riservare l’ennesima sorpresa. Infatti la sentenza della Corte di giustizia sembra essere caduta nel nulla. In un silenzio avvilente, a dir poco incredibile. Soprattutto da parte del mondo della politica, sempre più distratto e lontano dai problemi dell’ambiente.
 E intanto la società Is Arenas va avanti per la sua strada, come se niente fosse, proseguendo nel suo programma di investimento immobiliare nel Sic di Narbolia.
 Eppure la sentenza della Corte di giustizia si porta dietro una sostanza politica imbarazzante sia per il governo italiano che per il governo regionale: il venir meno agli obblighi comunitari, fissati dalla direttiva habitat, corrisponde infatti a un implicito favore alla società che sta cementificando la pineta.
 Ma se in Sardegna nulla si muove e se il governo sembra non essersi accorto della sentenza della Corte di giustizia, ci ha pensato martedì scorso l’europarlamentare verde Räul Romeva i Rueda a riaprire la partita. Ha infatti presentato un’interrogazione scritta prioritaria alla Commissione europea con la quale denuncia il comportamento della società Is Arenas, ma anche quello omissivo del governo italiano e della Regione.
 Scrive Rueda: «È in corso l’esecuzione dei lavori per la realizzazione di un complesso di interventi edilizi di carattere residenziale e ricettivo da parte del gruppo Is Arenas srl nel sito di importanza comunitaria Is Arenas, codice ITB032228 (Comune di Narbolia, provincia di Oristano, Sardegna, Italia). Per la realizzazione di tale complesso turistico-edilizio, in assenza di adeguata valutazione di incidenza la Corte di Giustizia, con sentenza Sez. IV, 10 giugno 2010, causa C-491-08, ha condannato l’Italia, dietro ricorso della Commissione europea, in seguito alla procedura di infrazione n. 4381/2000. Nonostante ciò, i lavori proseguono e non cè alcun segnale di una loro interruzione».
 Continua l’europarlamentare verde: «È la Commissione a conoscenza di quanto sopra? Quali iniziative la Commissione intende assumere avverso questa palese e plateale violazione del diritto comunitario e degli obblighi di collaborazione degli Stati membri (artt. 10 e 226 trattato)? Intende la Commissione adire la Corte di Giustizia in merito alle violazioni del diritto comunitario in tema di violazione di un giudicato della Corte di Giustizia ai sensi dellart. 238, paragrafo 3, del Trattato CE?».
 Insomma, il caso Is Arenas ritorna sulla platea europea. Ma che conseguenze potrebbe avere l’interrogazione di Räul Romeva i Rueda? Quando la Corte accerta l’inadempimento (come è accaduto per Is Arenas) lo Stato membro è tenuto a porvi fine immediatamente. Significa il blocco immediato delle attività che portano a un depauperamento del valore ambientale del sito, oltre al pagamento delle spese del processo. Qualora poi lo Stato non dovesse ottemperare alla sentenza della Corte, la Commissione potrà avviare una nuova procedura di infrazione che potrebbe portare a un nuovo deferimento dello Stato di fronte alla Corte di giustizia.
 Nel caso venisse accertata la mancata esecuzione della sentenza precedente, lo Stato sarà condannato al pagamento di una ammenda. Si tratta di ammende pesantissime, per milioni di euro.
 Si muovono intanto anche gli ecologisti del Gruppo d’Intervento Giuridico che nel 2006 promossero il ricorso a Bruxelles, conclusosi con la sentenza di condanna per l’Italia. «Abbiamo inoltrato giovedì scorso - dice il portavoce Stefano Deliperi - dell’avvenuta emanazione della sentenza della Corte di Giustizia alle Procure della Repubblica di Roma, Cagliari e Oristano, nonché alla Procura generale della Corte dei conti e alla Procura regionale della Corte dei conti riguardo le conseguenze pecuniarie della sentenza».

Chiavi di questa notizia: Ambiente