Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
La Consulta dice “no” alle Regioni
24/06/2010
Ma per ambientalisti e opposizione la partita sulla costruzione di nuove centrali non è ancora chiusa
Respinti i ricorsi sollevati da dieci governatori. Di Pietro: ora referendum
ROMA. La cosiddetta «cornice nazionale», vale a dire i principi fissati dal governo per il ritorno del nucleare in Italia, resiste. La Corte Costituzionale ha infatti rigettato, dichiarandoli in parte infondati e in parte inammissibili, i ricorsi sollevati da 11 Regioni (divenute poi 10 con il ritiro del Piemonte nel frattempo passato nelle mani del leghista Roberto Cota) che hanno impugnato la legge delega 99 del 2009 sull’energia elettrica nucleare. Una pronuncia, questa, che però non esaurisce il compito della Corte.
A Palazzo della Consulta sono già arrivati i primi ricorsi - ancora da calendarizzare - sulla legittimità del decreto dello scorso febbraio con cui il governo ha esercitato la delega indicando le aree che potranno essere scelte dagli operatori per la costruzione delle prossime centrali nucleari. Il primo punto a favore lo incassa al momento il governo Berlusconi: i principi e i criteri direttivi della delega non ledono il riparto delle competenze legislative tra Stato e Regioni, è stato il ragionamento che ha portato i giudici costituzionali a respingere i ricorsi. Le motivazioni si conosceranno solo nelle prossime settimane e solo allora si capirà il perché siano stati respinti i ricorsi di Toscana, Umbria, Liguria, Puglia, Basilicata, Lazio, Calabria, Marche, Emilia Romagna e Molise. Solo allora sarà chiaro quali competenze la Consulta ha ritenuto prevalenti nel settore del nucleare, tenuto conto che la tutela dell’ambiente e della salute rientrano nell’ambito delle attribuzioni statali ma che queste devono confrontarsi con quelle regionali concorrenti in materia di energia e di governo del territorio.
Al governo venivano contestati soprattutto l’assenza di intesa e di raccordo con ciascuna delle Regioni interessate dalla scelta dei siti delle centrali; i criteri e le modalità di esercizio del potere sostituivo dell’esecutivo centrale in caso di mancato accordo; la possibilità di dichiarare i siti aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione.
Ma per l’opposizione e per gli ambientalisti la partita non è ancora chiusa: il leader dell’Idv Antonio di Pietro darà battaglia con il referendum, mentre per Angelo Bonelli (Verdi) si dovrà attendere che la Corte si pronunci anche sul ricorso contro il decreto delegato dello scorso febbraio le cui procedure - sostiene - «non solo sono anomale ma fortemente in contrasto con la Costituzione». Per il Wwf il governo è «ora solo di fronte alla decisione sul futuro nucleare dell’Italia», e anche Legambiente ritiene che la decisione della Corte non cambi la sostanza perché «la quasi totalità delle Regioni italiane, governate dal centro destra e dal centro sinistra, e la maggior parte dei cittadini non vogliono sentir parlare di ritorno al nucleare».
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