Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Centomila firme: no al nucleare
21/06/2010
Il Comitato lancia la proposta e invita i Comuni
ORISTANO. Parte la petizione per scongiurare l’installazione eventuale di una centrale atomica. L’iniziativa nasce da un’assemblea cittadina del Comitato che lavora ormai da tempo contro lo scenario paventato finora da sole indiscrezioni.
Centomila volte “no al nucleare”. Centomila firme da raccogliere, nell’Oristanese ma non solo, e da presentare al Governo per manifestare, pacificamente e civilmente, il dissenso dei sardi nei confronti dell’ipotesi che vedrebbe la piana del Cirras come uno dei possibili siti designati ad ospitare una centrale atomica. E’ questo l’obiettivo del Comitato Antinucleare di Oristano, che ha lanciato la proposta nel corso dell’incontro che si è tenuto venerdì scorso al Liceo Classico De Castro.
Il Comitato, nato dal nucleo del Collettivo studentesco di Oristano e allargato alla società civile e all’ associazionismo, è pronto a far partire la raccolta di firme. Ma non solo: assemblee cittadine in tutti i centri della provincia per informare e sensibilizzare gli abitanti sul rischio dell’atomo e poi presìdi di piazza e virtuali: sono già al lavoro due gruppi facebook a cui iscriversi (“comitato antinucleare oristano” e “C.L.N. Comitato di Liberazione Nucleare Oristano”) e un sito internet (antinucleareoristano.blogspot.com) da cui scaricare materiale informativo e tenersi aggiornati sui prossimi appuntamenti.
Sul fronte istituzionale, il Comitato avanza un invito e una provocazione ai sindaci del territorio: dichiarare, con atto formale, il proprio Comune “denuclearizzato”.Alcune amministrazioni comunali lo hanno già fatto, ma molti ancora degli 88 Comuni dell’Oristanese potrebbero aderire. L’ambizione del Comitato è di riuscire a disegnare la mappa di una provincia completamente denuclearizzata: si tratterebbe di un atto dall’alto contenuto simbolico che, sebbene non sufficiente a impedire nel concreto la realizzazione della centrale, avrebbe il potere di fare pressioni sul Governo affinché sia cosciente del profondo dissenso del territorio rispetto all’ipotesi nucleare. Un’ipotesi, è la valutazione che si fa, che rischierebbe di strozzare la già debole economia della zona e le prospettive di sviluppo legate al turismo e alle risorse ambientali «per assestare alla Sardegna - che già paga un pesante tributo in termini di servitù militari, industria petrolchimica, eolico selvaggio - l’ennesimo schiaffo, sicuramente il più grave. Contro cui i sardi, ed è un dettaglio non irrilevante, si sono già pronunciati nel referendum del 1987».
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