Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Gennargentu, scontro in maggioranza
22/06/2010
autore: Giovanni Bua
L’assessore Liori sotto accusa. La Regione ricorre contro la resurrezione del Parco
NUORO. Perché la Regione Sardegna non si è opposta quando il Parco del Gennargentu è stato «resuscitato», reiserendolo nell’elenco, diffuso dal ministero dell’ambiente, delle aree protette? Cosa faceva l’assessore Antonello Liori, presente alla riunione della Conferenza Stato-Regioni del 17 dicembre 2009 che ha dato il via libera al provvedimento?. E soprattutto la «mossa» del Governo è un marchiano errore o un machiavellico colpo di mano?
Questi gli interrogativi che agitano il dibattito politico il giorno dopo della rinascita del «Parco nazionale del golfo di Orosei e del Gennargentu». Tolto dall’armadio dal ministro Stefania Prestigiacomo, insieme agli scheletri di un drurissimo scontro che la Sardegna non ha ancora digerito.
Una decisione a cui la giunta regionale si è formalmente opposta (solleverà il conflitto di competenze con lo Stato) ma che lascia sul tappeto molti punti da chiarire.
Primo tra tutti lo svolgimento della conferenza Stato-Regioni del 17 dicembre 2009. Che ha dato il via libera al nuovo elenco delle aree protette nazionali. Allegato in un decreto del ministero dell’ambiente pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 31 maggio. A quella conferenza risulta presente per la Sardegna l’assessore Liori che, incalzato da un’interrogazione del suo compagno di partito Ignazio Artizu, ieri ha replicato: «È opportuno sottolineare che durante queste riunioni siamo chiamati a rappresentare la Regione per seguire gli argomenti di nostra competenza e altri eventuali temi segnalati da altri assessori, sui quali dobbiamo vigilare ed eventualmente portare il parere della Giunta. In quella occasione ho seguito argomenti di carattere sanitario che hanno occupato la parte iniziale della Conferenza, ma non ho avuto mandato di presenziare ad alcun punto all’ordine del giorno che riguardasse il Parco del Gennargentu».
Quel che è certo è che, dai verbali della riunione, non risulta nessuna osservazione da parte della Regione Sardegna, mentre si parla di ben due riunioni tecniche (una del 2 ottobre 2008 e una del 28 gennaio 2009) in cui il Ministero ha effettuato le «previste verifiche relativamente ai territori da inserire». E una successiva riunione del 17 novembre 2009 in cui «alcune Regioni hanno chiesto nuove modifiche e integrazioni». Con la Lombardia che addirittura ha fatto correggere di qualche metro quadrato la superficie delle cascate dell’acqua fraggia. E la Sardegna che si è fatta scappare sotto il naso 80mila ettari.
«Questo decreto è subdolo - attacca il deputato Mauro Pili che ha scoperto “l’inghippo” e ieri ha presentato un’interrogazione alla Camera - e c’è l’evidente tentativo di forzare la decisione della conferenza Stato-Regioni, facendola apparire come l’intesa prevista dalla legge del 2006. Un tentativo che, sia chiaro, troverà la mia durissima opposizione».
Effettivamente la conferenza Stato-Regioni ha il potere di approvare l’elenco delle aree protette. Potere conferitogli nel 1997, quando il comitato nazionale istituito dalla 394 venne soppresso. E il «silenzio assenso» della Regione potrebbe essere interpretato come l’espletamento dell’obbligo di un’intesa tra Stato e Regione.
Un’interpretazione comunque perlomeno spericolata (rimane la sentenza del Tar del 2008, che impone di sentire anche i Comuni). E che, con intesa bipartisan, tutti hanno intenzione di rimandare al mittente.
Rimane da capire allora il perchè di questa forzatura. Fatta su un tema che definire delicato è poco.
«Nella migliore delle ipotesi è un banale errore - attacca l’ex assessore regionale all’ambiente nella giunta Soru Tonino Dessì - nella peggiore un tentativo vano di forzare una legge che in nessun caso può essere scavalcata da una conferenza Stato-Regioni. In entrambi i casi l’unico risultato che il governo nazionale ha ottenuto è quello di riavvelenare gli animi. E allontanare le soluzioni su un tema centrale e delicatissimo invece che aiutare a trovarle».
Chiavi di questa notizia: Aree protette