Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Bagni vietati a San Giovanni
19/06/2010
autore: GIANNI OLANDI
Lo scarico di acque bianche penalizza la spiaggia della città ALGHERO. C’è il divieto di balneazione ma ogni giorno ospita centinaia di bagnanti ai quali poco importa di una normativa nazionale che interdisce l’arenile. Succede nella spiaggia di San Giovanni.
Il divieto è imposto da una normativa nazionale che interviene sulle spiagge che si trovano nelle immediate adiacenze di porti, scarichi di depuratori, foci dei fiumi, e nel caso della spiaggia di San Giovanni in coincidenza con il canalone delle acque bianche.
Oltre un ettaro di spiaggia, in piena città, raggiungibile perfino a piedi come si usava una volta, praticamente interdetto a ogni tipo di attività balneare. Eppure sarebbe sufficiente eliminare il canalone, creare una vasca di raccolta delle acque per trasferirla nella rete ordinaria fognaria, per sottrarre quello spazio al divieto, renderlo fruibile e soprattutto dotare la città di una straordinaria disponibilità di arenile praticamente «sotto casa».
Se ciò avvenisse si potrebbero creare anche una manciata di posti di lavoro estivi con le tradizionali attività di ristoro e accoglienza. E’ evidente che la spiaggia dovrà restare «libera», nel senso di una fruibilità che sia generalizzata.
Tra l’altro proprio sulla battigia di San Giovanni nel corso degli ultimi anni si è registrato un aumento della sabbia, la spiaggia è cresciuta per dimensione ed è probabile che il gioco delle correnti, che a nord della città sta invece impoverendo gli arenili, stia favorendo tale crescita. Movimento marino che si è creato quando sono state realizzate le opere a mare della diga di sopraflutto.
La tesi sulla eliminazione definitiva del canalone è da tempo oggetto di ragionamenti che sono favorevoli a questa soluzione. Ma su questa ipotesi incombe il progetto che sta prendendo corpo in questi ultimi tempi: quella della realizzazione proprio davanti alla spiaggia di San Giovanni di un nuovo porto.
A questo punto, se il nuovo porto dovesse concretizzarsi, parlare di recupero della spiaggia sarebbe semplicemente una utopia.
Andrebbe ora valutato se una straordinaria disponibilità ambientale quale quella di oltre un ettaro di arenile può essere sacrificata per una realizzazione, quella del nuovo porto, che volendo puà essere individuata anche da altre parti, a ridosso della diga di sopraflutto e perfino sul versante antistante i bastioni della città vecchia. Uno dei richiami più forti sul fronte turistico della Riviera del Corallo è proprio quello della balneazione: accrescere l’offerta di arenili significherebbe aumentare la capacità di attrazione e quindi determinare ricadute di tipo economico e occupazionale. Ma c’è un’altra domanda, a cui bisogna rispondere: una città che vive in larga misura dall’industria delle vacanze, che nel piano urbanistico ipotizza nuovi 6 mila posti letto, può permettersi di decidere di rinunciare a un patrimonio ambientale come la spiaggia di San Giovanni che chiunque al mondo vorrebbe invece avere?
Chiavi di questa notizia: Vacanze inquinate