Durante i lavori di ripascimento del Poetto, a quanti si lamentavano per il colore scuro della nuova sabbia e per la maggiore grossezza dei granuli, obiettavo che dovevamo essere grati a chi finalmente si stava adoperando per porre rimedio alla progressiva erosione della nostra bella spiaggia. Io, confidando nell'impegno responsabile dei nostri amministratori e nelle tanto sbandierate competenze di tecnici ed esperti del settore, ero certa che alla fine avremmo avuto un arenile un po' più ampio, anche se un po' più scuro, di come si presentava ultimamente. Le mie certezze hanno incominciato a vacillare quando, a fine maggio, mi sono recata presso lo stabilimento balneare che frequento dall'infanzia. L'aspetto della spiaggia era desolante e, con grande disappunto, ho notato che il nuovo materiale apportato era un miscuglio di terra, ghiaia, frammenti di conchiglie e pietre di varie dimensioni, niente comunque che potesse assomigliare neanche lontanamente alla sabbia del Poetto. I lavori non erano ancora terminati perciò ho voluto ancora sperare che, con una accurata setacciatura del materiale, la spiaggia avrebbe assunto un aspetto almeno accettabile. Ogni mia illusione è caduta all'apertura della stagione balneare. Ormai la spiaggia è diventata uno sterrato scuro, ustionante e inutilmente immenso. Entrare in mare significa sprofondare in un fosso dove non si può effettuare neanche un passo senza rischiare di ferirsi su pietre appuntite o procurarsi distorsioni alle caviglie inciampando su grossi sassi che risultano invisibili a causa della torbidità dell'acqua. Ho rimpianto le acque cristalline e dolcemente digradanti del nostro caro Poetto e mi sono allontanta dal mare senza riuscire ad immergermi in quel liquido scuro e limaccioso. Ora mi chiedo se sia ancora possibile concedere fiducia a quei politici ed amministratori che hanno causa un tale scempio amibentale permettendo che venisse completamente snaturata una delle più belle spiagge del mondo.