Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

La Maddalena, i crocevia dei veleni

11/06/2010

autore: GIANNI BAZZONI & PIER GIORGIO PINNA

Dove sono finite le scorie dell’arsenale? C’è chi parla anche di strani depositi nella Nurra

SASSARI. Bonifiche alla Maddalena, atto terzo. Si scava sui crocevia dei veleni. E il cerchio che i carabinieri del Noe hanno cominciato a tracciare fra Nuoro e Sassari dando vita alla prima inchiesta fonte dei sensazionali arresti nella cricca potrebbe chiudersi nelle stesse zone.
 Ecco perché. Ora che sono all’epilogo importanti accertamenti, ritornano d’attualità interrogativi di rilievo. Gli idrocarburi, l’amianto, l’arsenico depositati per anni dalla Marina a Moneta sono stati convogliati in Sardegna e sulla penisola solo verso le discariche per rifiuti speciali indicate negli incartamenti della Struttura di missione? Oppure nel clima d’inadempienze, tra appalti e subappalti, lavoro nero e incarichi opachi, qualcuno ha fatto il furbo e li ha dirottati altrove?
 E chi ha voluto risparmiare sulle sue «uscite» lucrando sulla salute di tutti? Magari facendo finire materiali pericolosi nella Nurra e nella piana di Ottana. Dove parecchi giurano di aver visto un traffico notturno di camion. E di averli notati transitare da quelle parti nelle settimane seguite al riempimento della vasca di colmata per i residui nocivi allestita nell’ex arsenale e alla necessità di smaltire le prime migliaia di tonnellate di metalli pesanti.
 Per capire, meglio ricordare altri passaggi-chiave.
 Retroscena. È l’estate 2008. Le operazioni per l’eliminazione delle scorie si aprono e si chiudono con tempi da guinness. Incalza il il G8, previsto per il luglio 2009. E gli uomini della Protezione civile guidata da Bertolaso vogliono fare in fretta. Ma dopo lo spostamento del vertice all’Aquila, il secondo atto del copione contempla a sorpresa un brusco alt: l’apertura d’indagini clamorose  sugli affari del grand commis Balducci, del costruttore Anemone e dei presunti soci «operativi» alla Maddalena. Si scopre così che sono stati spesi 31 milioni di Stato e Regione senza che le bonifiche siano terminate. «Per farlo, ne occorrerrano 10, freschi di nuovi stanziamenti», dicono gli specialisti. Ma non si sa se i fondi verranno dati dalla Regione o dal ministero dell’Ambiente, dato che la Protezione civile è stata in parte tagliata fuori dalla Corte dei conti (dovranno comunque essere portate via 30mila tonnellate tossiche dopo le 62mila già eliminate).
 Imputazioni. Nello stesso tempo emergono particolari scottanti. Grazie a un plotone di giudici impegnati a valutare una montagna d’ipotesi di reato - da Firenze a Perugia, dall’Aquila alla Gallura, dal Lazio alla Barbagia - viene messo in risalto un quadro impressionante d’illeciti e irregolarità. All’imprenditore sotto accusa e ai presunti complici si contesta di aver favorito il caporalato nei cantieri della Maddalena. Di aver speculato sulle commesse, truccato fatture, organizzato un’associazione con legami estesi fino a personaggi in odore di mafia. Di avere, in sostanza, costruito un sottopotere parallelo alle procedure ufficiali. Tutto per guadagnare decine di milioni, privilegi, case, prebende sull’onda di catastrofi ed emergenze.
 Sembra difficile, ma c’è qualche dettaglio ancora più allarmante. Dalle indagini su un traffico di rifiuti in Barbagia i carabinieri del Nucleo ecologico di Sassari vengono a conoscenza per primi di precisi riscontri sul modus operandi dell’organizzazione nelle gare d’appalto. Segnalano tutto alla Procura di Nuoro. Che, per competenza dato che si parla di presidenza del consiglio dei ministri, invia gli atti a Roma. Ma i militari guidati nel Lazio dal capitano Ultimo protagonista della cattura del capo dei capi di Cosa Nostra Totò Riina nel 2009 si vedono privare delle indagini. Secondo le accuse, affidate alla Finanza dal procuratore aggiunto della capitale, allora Achille Toro, oggi dimissionario e indagato anche lui assieme alla cricca.
 Denunce. Così, per venire a capo dei bandoli della matassa che portano alla corruzione nell’arcipelago sardo e nella scuola per i marescialli di Firenze, bisognerà attendere, il 10 febbraio scorso, l’esito dell’inchiesta promossa dalla magistratura di Firenze. Troveranno in quel contesto riscontri e conferme le procedure anomale segnalate via via in Sardegna da Gettiamo le basi, dal Gruppo d’intervento giuridico, da ecologisti dell’associazione guidata da Angelo Cremone e dall’Irs. Senza contare gli allarmi lanciati dall’assessore provinciale all’Ambiente della Gallura, Pierfranco Zanchetta, dai consiglieri regionali dei Rossomori, del Psd’Az, di Comunisti italiani e dell’Idv. Per arrivare sino alle interpellanze e alle interrogazione dei parlamentari del Pd.
 Percorsi. È da queste fasi in poi che il cerchio comincia a chiudersi sul centronord sardo. I carabinieri dell’isola, venuti a conoscenza nel tempo di movimenti sospetti dall’area industriale di Porto Torres sino alla frazione sassarese di Canaglia, tentano di raccogliere elementi per incrociare dati e valutazioni. Lo stesso lavoro fanno loro colleghi tra Macomer, Nuoro e le zone sottostanti. Indagano, analogamente, agenti della questura di Sassari. E alla fine rimane agli atti dei differenti versanti d’inchiesta una relazione-informativa. Nella quale gli uomini chiamati a occuparsi della delicatissima questione che coinvolge dirigenti delle istituzioni statali e affaristi senza scrupoli danno conto dell’inusuale movimento di tir e autocarri nel nordovest. Oltre che di possibili legami con le operazioni in atto nell’arcipelago, sempre in vista del G8. Meno definita la nebulosa attraverso cui si muovono le tante società invischiate nell’affaire della Maddalena. Un ginepraio dove solo gli inquirenti riescono a districarsi. Uno dei rebus per ora senza soluzione è infatti quali Spa o Srl abbiano agito in uscita dall’arcipelago per il trasporto dei veleni e quali altre li abbiano invece ricevuti, non si sa naturalmente se in chiaro o in nero.
 Attese. Adesso, a distanza di parecchie settimane dagli sviluppi investigativi, c’è comunque chi conferma di aver osservato spesso, tra le 2 e le 3 del mattino di quei mesi di lavoro frenetico e caotico, autisti di mezzi pesanti dirigersi verso le aree solitamente destinate allo smaltimento dei rifiuti tra Porto Torres e la Nurra. Ma dove andassero esattamente, con quale carico e chi li avesse autorizzati a conferire il materiale laggiù resta uno dei misteri di questa storia con mille enigmi. Un giallo che stavolta si spera venga svelato in Sardegna. Senza la necessità di attendere dossier da oltre Tirreno. E forse partendo proprio dai responsabili delle società coinvolte nel traferimento dei veleni.

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