Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Arsenico e piombo sotto la Carlo Felice
11/05/2010
Inchiesta sull’uso dei materiali tossici scartati dalle miniere di Furtei CAGLIARI. Scorie tossiche a base di arsenico, piombo, cianuro e mercurio, quanto è rimasto nella miniera di Furtei dopo l’estrazione dell’oro da parte della Sardinia Gold Mining, sono state usate per il sottofondo dell’asfalto sul tratto della nuova Carlo Felice che va dal chilometro 41 al chilometro 51 passando per la circonvallazione di Sanluri.
L’inchiesta - condotta dal pm Marco Cocco - è partita dopo una serie di sopralluoghi compiuti dai carabinieri del Nucleo ecologico di Cagliari e dai forestali di Sanluri. Ma ora è l’amministrazione regionale a chiarire che la determina con cui si autorizzava l’uso di scarti della miniera di Furtei risale al 27 agosto 1999. A precisarlo è l’assessore regionale ai lavori pubblici Angelo Carta: «Mi auguro e al momento non ho motivo di dubitare - ha detto l’esponente della giunta Cappellacci - che l’allora presidente della Regione Federico Palomba abbia effettuato tutti gli accertamenti necessari prima di autorizzare l’uso di quel materiale».
Carta ricorda che i lavori nel tratto tra i chilometri 41 e 58 della Carlo Felic «sono stati avviati dalla giunta Palomba e inaugurati dalla giunta Soru» l’11 febbraio 2008 «alla presenza dell’allora ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro». Le opere - aggiunge l’assessorato - sono state realizzate dall’Anas e il materiale usato per la costruzione, da analisi effettuate dall’Anas stessa «è risultato idoneo allo scopo».
La Provincia del Medio Campidano, con un’ordinanza, ne aveva richiesto la rimozione «ma l’Anas, facendo opposizione, ha vinto il ricorso al Tar e dunque tale materiale non è stato rimosso».
Stando ai sopralluoghi dei carabinieri del Noe e dei forestali di Sanluri sarebbe stato riversato sul sottofondo della nuova carreggiata quanto è rimasto nella miniera di Furtei dopo l’estrazione dell’oro da parte della Sardinia Gold Mining.
Nei prossimi giorni saranno compiuti esami approfonditi e prelievi di sostanze, ma già una semplice occhiata toglie ogni dubbio sull’origine dei materiali utilizzati dall’impresa per realizzare la strada e il nuovo ponte, consegnato circa tre anni fa dall’impresa romana Todini. Si vedono chiaramente rigagnoli di ruggine rossa e tracce evidenti di metalli, mentre l’acqua che scorre sotto il piccolo ponte che si trova all’altezza del chilometro 47,4 appare inquinata da residui densi. Abbandonata la miniera, la Sardinia Gold Mining ha lasciato nell’area della cava la gran parte dei residui industriali. L’impegno di ripristinare i luoghi e di smaltire le scorie è rimasto in gran parte disatteso
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