Ho effettuato la mia solita passeggiata salutare (dallo stadio Amsicora al Lido del carabiniere e ritorno) con la scusa di vedere le condizioni del Poetto. Pessime. Sorvolo sulla ghiaia lungo tutta la battigia, e sulla sensazione, fortissima, di essere arrivato su una spiaggia privata: in poche centinaia di metri (da Marina Piccola alla quinta fermata) si accalcano quattro stabilimenti balneari, quattro postazioni di cooperative e non so quanti baretti con annesse piattaforme sempre più vaste, con sedie, tavolini, fioriere e maxi-schermi. Quando arrivo all'ormai poca spiaggia libera, l'impatto è scioccante. E non parlo dei massi che hanno trasformato il Poetto in un paesaggio lunare, ma dell'immondezza sparsa sull'arenile come un tappeto oleoso e maleodorante. Ed è solo domenica mattina; chissà come di sera. Bottiglie di birra e coca cola, cartacce di gelati, pacchetti vuoti di sigarette, cicche e chewinggum, resti di panini, fogli di giornale, bucce di frutta, lattine di succhi e aranciate, cartoni di latte e di succo d'ananas, una penna, un barattolino di pelati, buste di plastica con annesso preservativo e fazzolettini, scatole di medicinali scaduti, biglietti del Ctm (pochi a dire il vero), buccia di melone, cacca di cane (ritengo). Ma tutto ciò è niente in confronto a quello che ho visto alla sesta fermata, nel luogo, presumo, in cui il maxischermo diffondeva le immagini del Festival bar. L'arenile era sostituito da uno strato persistente di aliga, con montagnette in prossimità dei cesti per i rifiuti, rovesciati. Qualche mese fa è successo un casino per la sporcizia lasciata dai ragazzi dopo un concerto al parco di Monte Claro, immediatamente ripulito. Oggi mi aspetto la rivoluzione per le condizioni dell'arenile in quel punto. Mi rendo conto che l'idea di spiaggia (e di estate) che hanno i nostri amministratori non combacia esattamente con la mia. Floris, Attila Balletto e i gestori dei bar del lungomare, vorrebbero che fosse una specie di parco giochi perenne, in grado di spennare turisti (pochi) e cagliaritani. Del resto, se non fosse questo il loro concetto di «Poetto», lo avrebbero inserito nell'area del Parco di Molentargius. Ma se proprio vogliono continuare così, se proprio vogliono trasformarlo in una prateria su cui organizzare concerti e raduni, si attrezzassero almeno per fornire adeguati servizi di pulizia giornaliera, in uno dei più importanti siti paesaggistico-naturalistici della nostra città. Altrimenti, se non ci riescono, che finiscano di venderlo. Nel cielo stanno svolazzando tanti avvoltoi pronti a piombarci sopra. Attila Balletto afferma che l'afflusso di bagnanti è cresciuto del 28 per cento rispetto all'anno scorso. Mio chiedo come abbia fatto: li avrà contati personalmente? Avrà contato il numero di auto e fatto una proporzione? Oppure ha chiesto ai suoi amici del Lido e del D'Aquila quanti biglietti hanno staccato in più, grazie alla maggiore ampiezza (gratis per loro) della spiaggia? Dall'aliga presente non posso che confermare l'aumento del numero degli incivili, gli unici forse ad essere contenti di avere una spiaggia larga color asfalto, grossa, pietrosa e ghiaiosa, con il mare più torbido e profondo di prima. Gli altri, la maggioranza, non penso che siano entusiasti di un simile muntronaxu. Ma cosa ci possiamo aspettare di più e di meglio dalla città il cui sindaco è preoccupato che la realizzazione della pista ciclabile al Poetto toglierà i «parcheggi dunali» sulla sabbia?
Ma davvero qualcuno, con un sindaco così, era convinto che il «park & bus» decollasse?