Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Hotel nei fari, un’operazione solo per fare cassa

24/04/2010

autore: SIMONE REPETTO

Gli ambientalisti del Gruppo di intervento giuridico e Amici della terra criticano la scelta del ministero della Difesa

CARLOFORTE. Fari e caserme per fare cassa. È questa la conclusione a cui è giunto il Gruppo di Intervento Giuridico e Amici della Terra, sul dibattito in corso che riguarda la dismissione, a fini turistici-ricettivi, di fari ed altri beni demaniali, da parte dello Stato. Un progetto di recente presentato al Tourism Real Estate Expo di Venezia, la prima manifestazione internazionale interamente dedicata al settore immobiliare e ai servizi di lusso connessi al turismo, nel quale compariva anche il faro di Capo Sandalo, ad ovest dell’isola di San Pietro. «Questa operazione - ha detto il responsabile Stefano Deliperi - fa ritornare in auge un progetto già previsto dal Ministro dell’Economia Giulio Tremonti qualche anno fa. In sostanza, si tratta di lucrare sui beni demaniali militari per fare cassa, in una fase ulteriore rispetto alle sciagurate operazioni di cartolarizzazione e svendita di beni pubblici, già viste nel recente periodo». Gli ambientalisti, hanno espresso critiche sull’intenzione del Ministero della Difesa di valorizzare o vendere parte del proprio patrimonio, tra cui fari, caserme, installazioni e forti, molti dei quali tuttora in uso. Una trentina di beni, rimarrebbero a far parte del demanio militare, mantenendo le loro attuali funzioni oltre a divenire resort di lusso, sull’esempio del faro di Capo Spartivento, parzialmente ceduto in locazione pluriennale, mentre altri 76 beni cesserebbero la loro natura demaniale per essere venduti, dopo aver mutato destinazione d’uso, da parte dei rispettivi Comuni. «Non sappiamo - ha precisato Deliperi - come possa conciliarsi un eventuale utilizzo turistico con il tradizionale uso militare o della sicurezza della navigazione, così come è tutta da definire la collaborazione che presteranno i Comuni per le attività di competenza di tipo urbanistico. Considerata la fame di risorse finanziarie e di strutture immobiliari disponibili, che attanaglia moltissimi enti locali, è facile immaginare polemiche e contenziosi». Le associazioni ambientaliste, espongono dubbi sulle procedure tecnico-amministrative da seguire, considerando lo statuto speciale della Regione Sardegna, che prevederebbe il passaggio al patrimonio regionale, in caso di dismissione statale di beni strutturali come i fari. Secondo Deliperi, il faro di Capo Sandalo, così come gli altri regionali, per rimanere alla Sardegna dovrebbe rientrare fra quei beni demaniali che conserverebbero le funzioni di sicurezza della navigazione. Ma si potrebbe aggiungere un nuovo utilizzo turistico, reso difficoltoso da necessarie opere di restauro e ristrutturazione. «Un progetto senza capo né coda - conclude Deliperi - dove alla Regione spetta di far valere le disposizioni statutarie e vedere riconosciuti i propri diritti».

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