Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Ora il caso amianto esplode in tutta l’isola
22/04/2010
autore: SIMONETTA SELLONI
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| Scuole, acquedotti, edifici, navi e imbarcazioni costruiti con il pericoloso materialeNUORO. L’amianto fa notizia quando centinaia di metri quadri a copertura di un capannone vanno in fumo, come è successo martedì a Nuoro, oppure quando le lastre di un palazzo in viale Umberto a Sassari finiscono in strada per il vento (due mesi fa); o, ancora, quando un operaio impegnato nella bonifica di un tetto cade e muore, come è accaduto a gennaio a Sennariolo.
Succede così che di tanto in tanto, questo o quel fatto di cronaca impongano all’attenzione dell’opinione pubblica l’amianto dimenticato e fuori legge. Cemento-amianto, eternit, materiali killer a lunga latenza, perchè i loro effetti sull’organismo si manifestano da dieci a quarant’anni dopo l’esposizione. Con asbestosi, se va bene; e tumori specifici: mesoteliomi, cancro del polmone e leucemie, se va peggio.
La Sardegna è come un grande giacimento di amianto. Le stime più attendibili, fondate su un censimento compiuto dalla Provincia di Oristano prendendo a campione 29 comuni dell’Oristanese, dicono che la presenza sul suolo sardo, pubblico e privato, sia di circa 170 mila tonnellate. Ogni abitante della Sardegna ha a sua disposizione una ricchezza di 7,5 metri quadri di amianto. Ma, se ciò non fosse ritenuto sufficiente, a ciò si aggiungono i circa 9100 Km di condotte in uso della rete idrica di acqua “grezza” (cioè non quella di adduzione), oltre 820mila pezzi di condotte «prontamente fermate» da un decreto ministeriale nel 2004, e poste quindi in giacenza nei magazzini dei consorzi e gestori di reti idriche sarde. Vale a dire: illegali perchè cancerogeni dove erano, sono semplicemente stati rimossi - così non si vedono - e stoccati altrove. Dove la loro pericolosità è rimasta invariata. E ci sono poi oltre 470 Km di condotte per l’adduzione dell’acqua potabile destinata al consumo umano, cioè le tubature che ci portano l’acqua con la quale cuciniamo la pasta e la minestra, anche queste all’amianto. L’esempio limite è la rete interna del comune di Solarussa, provincia di Oristano: 18,61 Km di tubi interamente attraversati dall’amianto. La fonte è la Regione Sarda.
«Sono dati parziali e sottostimati, come è sottovalutato il problema in tutti i suoi aspetti, a partire dalla sorveglianza sanitaria per arrivare allo smaltimento e ai suoi costi reali», sottolinea Salvatore Garau, dell’Associazione italiana esposti amianto, che si propone la messa al bando dell’amianto, come peraltro prevede la legge 257 del 1992, il sostegno e la tutela ai lavoratori e ai cittadini esposti all’amianto.
E a proposito, quanti sono in Sardegna? «Anche qui è difficile avere dati certi. Oltre 850mila sardi risiedono o lavorano, o entrambi i fattori, in zone militari o industriali dove si registra la presenza dell’amianto, o la si è registrata. Ma ci sono anche i lavoratori dell’Enel, del petrolchimico, della Cartiera, di Arbatax, degli zuccherifici, e ancora, i dipendenti della Marina Militare. Per dirne una, tutte le navi militari realizzate fino al 1990 sono state costruite con l’amianto». E in molti ricorderanno il caso limite della stazione ferroviaria di Tirso, in territorio di Illorai, per via della tragica vicenda del capostazione, Mario Zirottu. Una famiglia segnata dalla malattia: lui affetto da asbestosi, la moglie morta di leucemia, tre figli colpiti da epatite, una figlia malata di tumore. Ha intentato causa alle Ferrovie della Sardegna, Zirottu. Ritenendole responsabili della sua situazione. Mentre è in atto la vertenza dei lavoratori ex Enichem-Montefibre di Ottana e del centro Sardegna, che si stanno muovendo sulla stessa scia dei lavoratori delle aree industriali della Val Basento, in Basilicata.
Secondo i dati forniti dalla Regione, ci sono 319 scuole nelle cui strutture esistono componenti di amianto. E poi ci sono 79 uffici postali, 50 impianti sportivi, 57 - colmo dei colmi - tra ospedali, case di cura e assimilati.
La Sardegna ha una legge per facilitare lo smaltimento dell’amianto, la 22 del 2005, che stanzia fino al 2011 48 milioni di euro. Un’enormità: peccato che ne sia stato utilizzato appena l’8 per cento. «Di questo passo, ci vorranno 339 anni per eliminare l’amianto dalle case sarde», conclude Garau.
L’ultimo dato della contabilità della morte dice che ogni anno, in Sardegna, le autorità sanitarie registrano 13 nuovi casi di mesotelioma maligno.
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