Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Pili: «La Difesa vende i beni immobili dell’isola e la Regione sta zitta»
20/04/2010
autore: ALFREDO FRANCHINI
Cossiga Il governo e la Sardegna stanno lavorando su una soluzione innovativa
CAGLIARI. I beni della Sardegna nel portafoglio del ministero della difesa sono stati messi all’asta. Per ora in bella mostra ci sono quattro fari e chi è intenzionato a fare un’offerta può andare sul sito del ministero. Il deputato Mauro Pili non ci sta: «È un’operazione incostituzionale», afferma mentre minaccia addirittura possibili azioni giudiziarie.Il deputato sardo ha presentato un’interrogazione dopo aver scoperto quasi per caso che la Difesa aveva messo in vendita i fari dell’Asinara, di San Vero Milis, Carloforte e Olbia. Il «catalogo» dei beni è stato reclamizzato dal ministero della Difesa in una mostra, (il Mipim), a Venezia: «Tanto per basta per capire che se sono stati messi in vendita, quei beni risultano dismessi», spiega Mauro Pili, «e in quel caso lo Stato non li può vendere perché, in base a una legge costituzionale (lo Statuto della Sardegna, Ndr), devono essere trasferiti alla Regione».
Il fatto singolare è che l’unico sottosegretario sardo nel governo, Giuseppe Cossiga, sta proprio alla Difesa. «Non so se il sottosegretario sia informato di quanto sta accadendo», sostiene l’ex presidente della Regione, «non credo ma io non partecipo al silenzio complice registrato finora sulla vicenda a livello regionale». In serata è giunta la rassicurazione di Giuseppe Cossiga: «Stia tranquillo Pili: sia in regione sia al governo c’è chi ha a cuore gli interessi della Sardegna almeno quanto lui. Ha presentato un’interrogazione al governo? Avrà una risposta e sarà un’occasione anche per lui di comprendere meglio un’iniziativa innovativa sulla quale la Sardegna ed il ministero della Difesa stanno lavorando con impegno ed attenzione. Anche se magari non lo hanno avvertito prima...». Poi il sottosegretario spara una bordata sull’ex presidente della Regione: «Che Pili preferisse la parola, che è d’argento e magari in conferenza stampa, piuttosto che il silenzio che com’è noto è d’oro, lo sapevo già e non faccio polemica. Lui è fatto così»...
Il deputato sardo, però, presenta una valanga di documenti dai quali risulta che centinaia di metri quadri, sui tratti più affascinanti della costa, sono stati messi in vendita da chi non è titolare di quei beni. Pili chiarisce che non c’è alcun pregiudizio a trasformare determinati beni in strutture turistiche ma questo lo deve decidere chi è il vero proprietario e cioè la Regione. C’è di più, perché la «mostra immobiliare» si è limitata a mettere in vendita i quattro fari citati sopra, ma un decreto ministeriale, sinora secretato, ne ha individuati altri 71 in tutta Italia: «Il catalogo mette all’asta i beni, dal faro di Olbia a quello di Carloforte per arrivare a quello dell’Asinara ma ci sarebbero altri beni in lista compreso il faro di Capo Mannu a Oristano».
«Se entro questa settimana non verranno messi in essere atti ufficiali per bloccare la violazione del nostro Statuto con la restituzione conseguente dei beni alla Regione», afferma Mauro Pili, «proporrò un’azione giudiziaria collettiva del popolo sardo per il rispetto dello Statuto». L’interrogazione sulla violazione dell’articolo 14 dello Statuto è rivolta da Mauro Pili ai ministri della Difesa, Ignazio La Russa, e dell’Economia, Giulio Tremonti. (L’articolo 14 dispone che la Regione succeda nei beni e nei diritti patrimoniali dello Stato, immobiliari e demaniali). In sostanza, Pili chiede che il governo risponda o chiarisca alcuni punti a cominciare dall’effettiva proprietà dei beni in questioni. Il deputato pdl chiede anche che venga divulgato l’elenco esatto del patrimonio «perché, ad esempio, se guardiamo Cagliari dall’alto ci accorgiamo che almeno il cinquanta per cento è in ostaggio delle servitù militari». Il terzo punto è l’incompetenza della Regione a gestire la riconversione delle strutture; poi la ricognizione dei beni ancora in capo alla Difesa ma che non hanno più alcuna funzione connessa a quella originaria. E infine si chiede di procedere con una comunicazione a tutti i soggetti che dispongono del patrimonio statale rammentando loro le disposizioni previste dallo Statuto.
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