Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Asinara, troppi padroni tutti in guerra per il faro La Difesa: lo teniamo noi
08/04/2010
autore: GIANNI BAZZONI
SASSARI. E’ la solita Asinara, almeno quella post-carcere. Dove tutti comandano e ciascuno cerca di farlo un po’ più dell’altro. Ma alla fine non si sa bene chi davvero ha le carte giuste. Il risultato è la confusione di queste ore, con la storia del faro di Punta Scorno che scatena le reazioni dell’assessore regionale Gabriele Asunis («il faro è nostro»), porta il deputato Mauro Pili a dire che a Cagliari si svegliano dopo la sua denuncia e spinge il sottosegretario Guido Crosetto a tuonare: «Se ci sono problemi il faro lo teniamo noi e restano le servitù militari».
L’ennesima polemica che scuote l’Asinara stavolta arriva in anticipo rispetto al «tradizionale» appuntamento estivo. Repliche e precisazioni durano una giornata intera. E l’ultima è ancora opera del sottogretario Crosetto, esponente Pdl con passato da democristiano, imprenditore di Cuneo, abituato a dire sempre chiaro quel che pensa. Lui ha scritto al sindaco di Porto Torres per «avviare un percorso di valorizzazione del faro di Punta Scorno» scatenando il finimondo, e lui in tarda serata dice ancora la sua. In maniera decisa e senza giri di parole: «Sul faro la Difesa conserva servitù militare e parte di proprietà - afferma - e se la cosa provoca problemi o polemiche così ampie, vorrà dire che il Ministero continuerà, attraverso la Marina, a gestire il servizio di segnalamento del faro, terrà tutte le servitù milutari presenti oggi e non metterà a disposizione le parti immobiliari di sua proprietà in favore di un progetto di sviluppo». Della serie: se non fate da bravi peggio per voi. O meglio: «Se basta questo per tranquillizzare tutti, sarà fatto».
Si capisce che Guido Crosetto, ex componente del Comitato di sorveglianza Rai, un omone alto due metri che gli amici chiamano «il gigante buono», non ha gradito. «Non mi sottopongo a diatribe che interessano il territorio piuttosto che gli aspetti del Ministero. Mi auguro che querelle territoriali non continuino a investire la Difesa, la cui finalità è di garantire l’interesse generale, nel rispetto della legge».
In mattinata c’era stata la presa di posizione dell’assessore regionale all’Urbanistica e Enti locali Gabriele Asunis: «Il faro non è nella disponibilità del Ministero dal 2004 - aveva detto - per cui non può disporne in alcun modo. L’Agenzia del Demanio l’ha trasferito alla Regione che, dunque, ne è diventata legittima proprietaria. Il faro è iscritto nel conto patrimoniale con il numero identificativo 2133. E’ stato messo a disposizione dell’Agenzia regionale della Conservatoria delle coste con delibera 48/1 del 9 settembre 2008». L’assessore sostiene che l’idea è di destinare il faro di Punta Scorno a museo del mare, sul modello francese. Poi, più che il Ministero, il bersaglio diventa il parlamentare Mauro Pili, anche lui Pdl, ex presidente della Regione. «Stupisce non poco che abbia dimenticato che il faro è già stato trasferito alla Regione. Documentarsi sugli atti amministrativi, che pure dovrebbe conoscere, sarebbe stato per lui più prudente».
Mauro Pili non accetta lezioni e rilancia la polemica che investe il centrodestra: «Mi spiace deludere l’assessore Asunis - afferma il deputato - non passo la maggior parte del mio tempo a memorizzare le proprietà dei fari sulle coste della Sardegna. Questo è un compito che più gli si addice. Rilevo, però, che la verifica è avvenuta tardivamente e solo dopo una mia denuncia pubblica». Poi Mauro Pili esprime sorpresa perchè la Regione «niente ha detto per biasimare il tentativo del Ministero di vendere un bene non suo». E al sottosegretario manda a dire: «All’amico Crosetto che mi invita a stare tranquillo rispondo: tranquillo sì, ma con gli occhi bene aperti, perchè anche altri, prima del ministero della Difesa hanno cercato di vendere la Fontana di Trevi al turista di passaggio (il riferimento è a un film di Totò, ndc)». Cosa resta? Il faro di Punta Scorno cade a pezzi, il Parco è commissariato da tempo e ha una vita istituzionale dimezzata. E’ l’Asinara.
Chiavi di questa notizia: Aree protette