Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

«Giù le mani, è della Regione»

07/04/2010

Immediato intervento dell’ex presidente Pili

SASSARI. «Persino uno studente del primo anno di Giurisprudenza sa che quel faro non può essere venduto, forse l’articolo 14 lo conoscono anche alle Medie». Mauro Pili, ex presidente della Regione oggi parlamentare del Pdl, di Punta Scorno si era già occupato alla fine del 2009 in bicamerale «quando - spiega - dovetti ricordare, e far mettere a verbale, che quella struttura non poteva essere ceduta dato che la Sardegna è una Regione a statuto speciale e quindi di diritto acquisisce i beni dello Stato nel caso in cui vengano dismessi e cambino destinazione. Qualunque altra decisione sarebbe incostituzionale». Il ministero ha cercato di dribblarlo comunque, e lui, appena ha conosciuto la notizia diffusa dal sindaco di Porto Torres, ha colto una nuova occasione per tirare le orecchie a qualche solerte boiardo di Stato e sollecitare Cagliari ad attivarsi per acquisire il patrimonio che «ci spetta di diritto». «Capisco che il governo abbia necessità di fare cassa - spiegava ieri al telefono - ma è altrettanto vero che vigilierò per bloccare qualunque iniziativa leda i nostri diritti». Del resto è già allenato: la prima parata la fece nel 2002, quando da presidente della Regione ingaggiò, e un anno dopo vinse, davanti al Consiglio di Stato la battaglia sulla Manifatture tabacchi di Cagliari che Tremonti era pronto a cedere al migliore offerente.
 «E’ chiaro che la funzione della Difesa per il faro di Punta Scorno è superata - aggiunge Mauro Pili - ma quella struttura deve far parte integrale del Parco ed essere funzionale alle attività dell’ente così come tutti gli altri beni immobili presenti sull’isola, nè ha senso parcellizzare edifici che devono essere destinati a un progetto omogeneo. Vorrei capire che significa oggi, dire facciamo un albergo? Qual’è il senso? Davanti a un’idea come questa sento di dover sollecitare la Regione perchè non perda tempo».
 Identica la linea di Stefano Deliperi del Gruppo di intervento giuridico-Amici della Terra che in un comunicato ricorda le condizioni di degrado in cui si trova la struttura «per il ripristino occorreranno lavori di notevole portata - sottolinea - che potrebbero aver senso solo se finalizzati alle attività del Parco».
 Dell’Asinara Mauro Pili si era già occupato durante la presidenza alla Regione commissionando all’università di Sassari uno studio cofinanziato dal ministero dell’economia. Un lavoro rimasto fino a questo momento nei cassetti e rimpallato come la gestione dell’ente.
 «Certo - spiega Mauro Pili - se dovesse concretizzarsi il progetto che sotterraneamente ritengo stia andando avanti sul maxi serbatoio Eni (un milione e 650mila metri cubi di carburante) allora è poco credibile che si possa puntare sullo sviluppo del turismo e sul parco come grande occasione per il territorio di Porto Torres, Stintino, Alghero e Castlesardo. Credo che le due strade, insieme, siano impercorribili». Difficile far convivere un deposito costiero per maxi petroliere, carrette del mare & C. e il paradiso dell’Asinara dove si riproduce, nonostante tutto, la maggior parte della fauna marina del Golfo e dove in caso di incidenti e sversamenti di petrolio in mare a poco varrebbe qualsiasi super multa o il risarcimento delle compagnie assicurative per curare i danni. I primi a cambiare rotta, nel caso in cui si optasse veramente per il parco, e non per insediamenti che avrebbero un impatto devastante dovrebbero essere i sindacati, «solo se avranno questo coraggio sarà possibile voltare pagina, diversamente - sostiene Pili - non si potrà nemmeno iniziare a parlare di nuova economia».
 «Ma se la gente crede nel progetto Asinara, allora bisognerà innanzitutto abbandonare l’antica idea talebana di parco come entità improduttiva e sarà necessario cercare soggetti e partner nazionali e internazionali per produrre occasioni di lavoro salvaguardando l’ambiente che dovrà essere tutelato al massimo. Solo la salute dell’habitat dell’isola - conclude Pili - potrà far crescere la presenza di visitatori».

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