Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Asinara, il ministero cede il faro di Punta Scorno per trasformarlo in hotel

07/04/2010

autore: GIANNI BAZZONI

SASSARI. Il faro di Punta Scorno all’Asinara come quello di Capo Spartivento a Chia. L’idea del ministero della Difesa (che non ha mai pensato di restituirlo alla Regione) è quella di metterlo sul mercato - per gestirlo direttamente - con finalità turistico-alberghiere. Il sottosegretario Guido Crosetto ha scritto al sindaco di Porto Torres Luciano Mura per anticipare il progetto che si inquadra nel piano di dismissione degli immobili della Difesa per «conseguire risorse necessarie a soddisfare esigenze infrastrutturali e alloggiative delle forze armate».
 La notizia sorprende, non tanto per la destinazione turistica di un «pezzo» prezioso del Parco nazionale dell’Asinara, quanto per il modo in cui viene avanzata la decisione. E poi perchè il faro, oggi automatizzato, uno dei più antichi e importanti della Sardegna, è stato lasciato in condizioni di abbandono e di degrado. Il sindaco di Porto Torres ha accolto con freddezza l’informazione ministeriale: «Prendo atto che il sottosegretario ci fa sapere che intendono trasformare il faro in un albergo - ha detto Luciano Mura - ma prima di procedere a qualsiasi utilizzo della struttura esistente all’interno del Parco, ritengo debba concordare ogni passaggio con l’amministrazione comunale e con la Comunità del Parco». Il sindaco non annuncia «alcuna opposizione preconcetta», ma ogni eventuale progetto «dovrà essere realizzato solo con la condivisione dell’Ente locale e della Comunità».
 E’ sorprendente, in effetti, che il Governo pensi all’albergo di forte richiamo da creare nel suggestivo faro di Punte Scorno, quando il Parco nazionale dell’Asinara continua a essere senza presidente, passa da un commissario all’altro e va incontro alla stagione turistica in condizioni di evidente precarietà. Non bisogna essere dei grandi esperti per capire che le priorità dovrebbero essere altre: è crollata la strada per Cala d’Oliva, già da parecchi mesi e non è stato ancora possibile procedere con le opere di ristrutturazione. Per cui i mezzi pesanti non passano e il borgo è raggiungibile (via terra) solo con trenino e auto, gli autobus sono tagliati fuori.
 Dal ministero della Difesa, però, arriva la convinzione di fare di Punta Scorno un Resort come quello di Capo Spartivento. L’unico in Italia trasformato in albergo di lusso, dove una notte ad aprile costa 400 euro e in luglio-agosto 800, una settimana da 1700 a 5300 euro (bevande escluse). La Croazia e realtà costiere del nord Europa - in questo campo - hanno tracciato una linea. I vecchi fari in disuso sono stati ristrutturati e messi a nuovo per accogliere turisti da tutto il mondo. E la cosa funziona molto bene.
 Il bello è che l’Asinara ha altre potenzialità enormi sul fronte turistico: la storia carceraria potrebbe richiamare visitatori pronti a pagare le stesse cifre per dormire nelle celle che hanno ospitato i detenuti più famosi. Insomma, il turismo carcerario che finora non è stato neppure preso in considerazione. In questo contesto, il faro di Punta Scorno, più che un elemento da valorizzare appare un qualcosa da cui fare cassa per sostenere altri settori in fase critica.
 L’Asinara forse non è il posto più bello del mondo, ma certamente è particolare. Specie per la sua storia, quella degli uomini e delle donne che ci sono passati, di quelli che sono morti, di coloro che hanno sofferto in quell’isola che - per ragioni non solo ambientali - è unica. Nel giugno del 2000 terreni e immobili sono stati trasferiti dal Demanio statale alla Regione. Ma sono rimasti i cosiddetti «usi governativi» che fanno riferimento a sette ministeri: Ambiente, Difesa, Comunicazioni, Beni culturali, Finanze, Giustizia e Interno. E il faro di Punta Scorno è uno dei «pezzi» non trasferiti alla Regione. Nel mese di novembre del 2009 la sede di Cagliari del Provveditorato per le Opere Pubbliche ha definito il progetto esecutivo per la manutenzione e ripristino funzionale del faro di Punta Scorno: 400mila euro solo per sistemare la torre e l’ingresso dell’edificio. Per l’intero fabbricato servono ben altre risorse. E al momento non ci sono.

Chiavi di questa notizia: Aree protette