Rassegna Stampa
Testata: Il Giornale di Sardegna
la Procura vuole disinnescare la bomba al cianuro di Furtei
23/03/2010
autore: Elena Laudante
AMBIENTE. FARI PUNTATI SUL GIACIMENTO CHE ORA PRODUCE SOLO METALLI KILLER
Incombe la minaccia ecologica scatenata dal ventre di Santu Miali, miniera d'oro adesso foriera soltanto di allarmi ambientali. Incombe come fosse ineluttabile, anche se da mesi lo stato dell'arte sul giacimento di Furtei e sul suo invaso al cianuro è sotto gli occhi di tutti. Ci proverà a tirare il bandolo della matassa, a trovare le cosiddette "eventuali responsabilità", la procura della Repubblica, che da pochi giorni indaga ufficialmente su un disastro sfiorato da tempo. Il sostituto procuratore Daniele Caria, gruppo reati ambientali, ha aperto un fascicolo senza ipotesi di reato, perché prima di accusare bisogna capire a fondo, anzitutto, cos'è accaduto da quando la Sardinia Gold Mining ha perso l'appoggio della holding canadese Bufalo Gold, è finita con i libri in tribunale e ha dovuto chiudere i battenti. Da allora - gennaio 2009 - gli operai in cassa integrazione si alternano davanti a quell'impianto vuoto che conoscono bene, per vegliare sul contenitore dove confluiscono le acque di lavorazione al cianuro, ricche anche di arsenico, mercurio, ferro, zolfo. Se qualcosa va storto, una pompa di lavorazione per una casualità si deteriora o si inceppa, la melma giallastra può tracimare dall'invaso e insinuarsi nella terra, pervadere il sistema idrico di Medio Campidano e provincia di Cagliari. Un disastro la cui portata forse finora non è ancora stata compresa. La Regione ha già stanziato 150mila euro per la bonifica, per tamponare una situazione che il Governatore Ugo Cappellacci ha conosciuto in qualità di presidente della Sgm, carica che ha assunto tra il 2001 e il 2003. Ma ora, in veste di amministratore pubblico, la rogna è più angosciosa. Solo mercoledì scorso, gli operai che vigilano sul mostro in sonno hanno evitato il peggio: la pompa di sollevamento che porta la melma in un altro invaso, ed evita le fuoriuscite, si era rotta. Ma sono riusciti aggiustarla in tempo. Non è chiaro ora quale sia la strada percorribile per la Procura: sarà necessario capire se qualcuno dei precedenti amministratori ha commesso errori nella gestione degli scarti, ipotesi molto remota. E poi se i successori della Sardinia Gold Mining - l'unico attore è la Regione, che detiene il 10 per cento delle azioni - hanno seguito le procedure per lo smaltimento degli scarti tutelate da una legge speciale sui rifiuti, quindi soggetta a tutt'altra disciplina rispetto al testo di leggi in materia ambientale. Complicazioni tecniche che rischiano di rendere arduo il percorso per attribuire le colpe.
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