Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda
Diga al cianuro, corsa contro il tempo
15/03/2010
autore: ANTONIO PINTORI
Furtei. Un drappello di operai da 12 giorni occupa il quarto piano del palazzo regionale
Una bomba ecologica. «Finalmente se ne sono accorti» Sul tavolo gli articoli che parlano della loro vertenza e della bomba ecologica di Santu Miali. Le orecchie rivolte alla tv per sentire se i telegiornali parleranno di loro. Ma anche verso il computer con il contatore dei sostenitori della loro protesta su facebook. Oggi è il dodicesimo giorno di occupazione per i 42 operai dell'ex miniera di Furtei. La sala al quarto piano del palazzo della Regione di viale Trento a Cagliari è diventata la loro seconda casa. Chiedono certezze sul futuro. Si considerano le uniche professionalità capaci di recuperare quei territori sventrati e di salvare il Campidano, minacciato dalla diga al cianuro. E sperano nell'attesa notizia: il rinnovo della cassa integrazione ed il loro reimpiego nelle colline dei veleni.
OCCUPAZIONE Giorno e notte davanti ad un tavolo con sopra i caschi della defunta Sardinia Gold Mining. Il sogno dell'Eldorado è crollato. Ma i lavoratori non vogliono essere travolti. «Siamo stanchi ma non demordiamo», ha esordito Ignazio Corda di Furtei. «Un grande sforzo perché continuiamo a presidiare la miniera», lo ha seguito Emanuele Madeddu del Rsu. «Ci sentiamo trascurati», ha aggiunto Laura Melis, di Furtei, «se entro fine serata non riceviamo la visita dell'assessore regionale all'industria Sandro Angioni ci scoraggiamo».
LA DIGA Gli operai l'assessore Angioni lo sentono vicino. Anche se lamentano che negli ultimi mesi la Regione non ha fatto abbastanza. «Erano tranquilli perché sapevano che col nostro presidio avremmo evitato il disastro», ha sottolineato Toni Melas di Guasila. «Ora molti hanno preso coscienza della gravità della situazione. Forse pensavano noi la ingigantissimo», ha incalzato Corda. La diga con residui di cianuro da oltre un anno minaccia le falde acquifere del Campidano. E se finora non è successo niente. Oggi ne discuterà il Consiglio comunale di Samassi.
L'ATTESA Il silenzio spaventa. «Il liquidatore poteva aspettare qualche giorno prima di avviare la mobilità», ha detto Paolo Traversari di Gonnosfanadiga. Per alcuni questa situazione non è nuova. «17 anni fa ho occupato per 75 giorni le miniere del Sulcis, non voglio stare qua tutto questo tempo», ha affermato Stefano Manias di San Gavino. Al computer c'è Orazio Carboni di Laconi, l'informatico dell'occupazione. La loro pagina su facebook ha superato i 2.600 sostenitori. «Sono onorato di aver lavorato nell'unica miniera d'oro dell'isola. In futuro si potrebbero organizzare percorsi didattici ed ambientali»; ha suggerito Carboni. Ma prima occorre eliminare le bombe ecologiche. Chiavi di questa notizia: Inquinamento