Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda
Le responsabilità nel caso Tuvixeddu
28/02/2010
autore: Paolo Figus
Un imprenditore e la politica
Senza dubbio è uno dei casi più clamorosi degli ultimi anni in Sardegna. Basta la parola, Tuvixeddu, per scaldare gli animi e scatenare la guerra tra favorevoli e contrari. Guerra che dura da dieci anni e chissà mai quando si esaurirà. Adesso poi che i quotidiani regionali hanno pubblicato alcune intercettazioni telefoniche (che non presentano, per il momento, profili penali altrimenti la magistratura già sarebbe intervenuta), i contrasti se possibile sono diventati ancor più acuti, con questa teoria di sentenze che ha addirittura portato alta tensione nei rapporti tra la Procura cagliaritana e il Tribunale amministrativo regionale.
Ma, secondo noi, per capire il caso Tuvixeddu, bisogna esaminarlo fin dall'inizio. Nel 2000 tra il Comune di Cagliari, la Regione, Coimpresa di Gualtiero Cualbu e altri privati era stato firmato un accordo di programma. Un accordo di programma è un contratto vero e proprio che, come ogni contratto, dà diritti e nello stesso tempo impone obblighi. E un contratto può essere modificato quando tutte le parti sono d'accordo, non lo può essere unilateralmente. Ed invece proprio questo è avvenuto. A lavori partiti, nel 2005 la Giunta di centrosinistra al governo della Regione, decide di non rispettarlo. E inizia la lunga serie di provvedimenti di sospensione dei lavori e di conseguenti ricorsi al Tar.
Non ci interessa entrare negli argomenti tecnici, assai complessi, ma vogliamo solo sottolineare, come ha scritto ieri la nostra Maria Francesca Chiappe, che tredici sono state le sentenze favorevoli a Coimpresa e al Comune mentre qualche settimana fa il Consiglio di Stato ha stabilito che per ogni singolo comparto di intervento serve l'autorizzazione paesaggistica.
Ci interessano di più alcuni aspetti. Il primo è che in questo caso, così come in tanti altri nella stessa legislatura, è venuta meno la certezza del diritto. Se tu infatti stabilisci unilateralmente che quel contratto non ti va più bene e te ne infischi delle conseguenze, siamo a un passo dalla barbarie. Così ha fatto quell'amministrazione di centrosinistra, che avendo coltivato altri progetti su Tuvixeddu, ha buttato a mare i precedenti. Risultato? Cantieri fermi, operai a casa ma, soprattutto, la certezza del diritto violata e su questo insistiamo, perché è un fondamento del vivere civile.
E qui il numero uno di Coimpresa Gualtiero Cualbu, pur essendo dalla parte della ragione nel difendere la sua attività imprenditoriale, ha mostrato una certa caduta di stile con le telefonate che sono poi diventate di dominio pubblico. Da vittima che era, ha invece fatto emergere un tentativo maldestro e un po' scomposto di difendere i suoi diritti, in un modo anche non esteticamente adeguato. Ha parlato con politici, con altri imprenditori, con giornalisti. Ha attaccato alti funzionari o ne ha suggerito nomine.
In questa vicenda si è inserita pesantemente la politica combinando disastri: da un lato facendo diventare la Regione inadempiente a un contratto; dall'altro tentando di bilanciare questa ingiustizia subìta dall'imprenditore ipotizzando perfino di far comprare Tuvixeddu alla Regione. (Il basso livello raggiunto trova un ulteriore esempio in una recentissima vicenda nella quale un consigliere regionale che guadagna dodicimila euro al mese, cioè 24 milioni di vecchie lire, voleva pure il posto di dirigente regionale partecipando, bocciato, al concorso indetto dalla stessa Regione. Non abbiamo più parole).
Domanda: ma tutto questo sarebbe avvenuto se l'accordo di programma fosse stato rispettato? Se quell'amministrazione di centrosinistra non avesse voluto passare come un trattore sopra accordi già conclusi? Forse vale la pena ricordare che in alcune vicende quella stessa amministrazione è stata bocciata perfino dalla Corte costituzionale oltre che dagli elettori. E non può essere solo un caso.
Vogliamo chiudere sull'importanza della certezza del diritto, quella che - abbiamo detto - ci interessa di più. Senza quella certezza chi ha il coraggio di investire? Chi ha la forza di provare a fare impresa in Sardegna? Chi se la sente di arrivare da noi e tentare di creare qualcosa dal nulla? Siamo consapevoli di cosa questo significhi? Semplice: disoccupazione, perdita di posti di lavoro, figli senza futuro.
Questo è il caso Tuvixeddu, caso in cui ci sembra che in molti abbiano sbagliato, e di cui non comprendiamo bene quale sarà la fine. La morale, purtroppo, è invece sempre la stessa: che tutti dovrebbero avere maggior senso di responsabilità. Soprattutto i politici che dovrebbero evitare atti la cui conseguenza sono maggior povertà e meno benessere per la gente in Sardegna.
Chiavi di questa notizia: Tuvixeddu