Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Scuole piene d’amianto: Legambiente le giudica tra le meno sicure d’Italia
25/02/2010
autore: LUIGI SORIGA
SASSARI. La qualità della scuola, da queste parti, lascia molto a desiderare. Lo dice Legambiente, che relega Sassari agli ultimi posti della classifica nazionale sul livello dell’edilizia scolastica: ottantesima su un elenco di ottantanove città. Ma lo ribadiscono da tempo i presidi, con le loro lamentele sul degrado di istituti dalle casse esangui. Lo conferma anche la Valutazione Ambientale Strategica (Vas) del Piano urbanistico comunale (Puc), che restituisce una minuziosa radiografia del territorio e studia l’impatto dei progetti futuri.
Il primo dato che emerge è allarmante: in cinquant’anni l’eternit è germogliato generosamente sopra i tetti delle scuole, ha scalato le vette dei palazzi diventando comignoli, si è arrampicato sulle pareti sotto forma di pluviali e grondaie, si è nascosto nei depositi con le rassicuranti sembianze di serbatoi dell’acqua, oppure si è mimetizzato nei pavimenti al linoleum delle palestre o nei materiali di coibentazione. Insomma, grazie a questa sua versatilità ed economicità, questo materiale altamente cancerogeno è attecchito in quasi tutti gli edifici scolastici, in quelli della pubblica amministrazione e addirittura nelle sedi di coloro che dovrebbero combattere la sua proliferazione, cioè l’Asl e i carabinieri. Riuscire a sbarazzarsi di questo subdolo nemico della salute, stanarlo dai suoi anfratti e poi distruggerlo, ha costi spaventosi. La Regione sin dal 2006 ha destinato alla Provincia 2milioni e 800mila euro. Si tratta di risorse molto contenute rispetto alle spese effettive che un intervento di bonifica comporta. Il Comune di Sassari ne le ha toccate con mano quando, nell’agosto del 2008, ha dovuto affrontare l’incendio nella scuola di via Bottego. Per eliminare i detriti della copertuta di amianto, solo per quel singolo sito, sono stati stanziati 300mila euro. L’intervento, tra messa in sicurezza, bando di gara, sopralluoghi e prelievo del materiale, è durato circa due anni, e solo un mese fa l’area è stata ripulita. Ma l’elenco dei siti da bonificare è ancora sterminato e il Comune avrà bisogno di ingenti finanziamenti. Per avere un’idea: la rimozione e lo smaltimento di un comune serbatoio dell’acqua, di quelli che ogni casa di campagna custodisce in soffitta, costa 3mila euro, di cui 400 solo per il sopralluogo. Questo perché le ditte specializzate sono poche e si fanno pagare. Quindi i fondi regionali per ora sono serviti per avviare gli interventi in 4 istituti, dove l’eternit si era già sgretolato e le particelle di amianto erano pronte a pascolare libere nell’aria: il tecnico Agrario in via Bellini, i licei classici Azuni e Canopoleno e l’Itas (Istituto tecnico per le attività sociali), in via Solari. Per quest’ultimo, che pure dal punto di vista dellemergenza è una priorità 2, se ne andrà la fetta più grossa della torta: il bando di gara in pubblicazione parla di 839.310,96 euro. Negli altri tre istituti gli interventi sono meno costosi (appena 9mila euro al Canopoleno), ma la priorità è di livello 1: significa che l’amianto, presente nei serbatoi, nelle tubazioni e nei pluviali, non è integro e dunque costituisce un pericolo per la salute degli studenti. Infatti le particelle sono ritenute altamente cancerogene se respirate e assimilate dall’organismo. Sarà anche per questa collezione di ambienti poco salubri che Legambiente ha classificato Sassari tra le città con le scuole meno sicure. Si è posizionata all’ottantesimo posto in una graduatoria di 89 concorrenti, dove dietro di lei, magra consolazione, c’è la collega Oristano. Purtroppo, però, l’amianto si è intrufolato non solo tra i banchi di scuola. La Asl, che tramite il servizio Spresal ha provveduto al censimento, lo ha scovato anche a casa propria. In via Carlo Felice, nell’ex Conti, le condotte di riscaldamento sono coibentate con lana di vetro, e il cartone all’amianto friabile fodera i corridoi e i sottotetti. Oppure all’Istituto di Anatomia patologica e nell’istituto di scienze radiologiche: cioè dove, gli effetti dell’amianto, si vedono dentro i pazienti e si chiamano tumori.
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