Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
«La diga di Poggio dei Pini va demolita»
18/02/2010
autore: M. L.
Capoterra. Ultimatum dell’ufficio infrastrutture idriche regionale alla cooperativa e al Comune dopo la devastante alluvione del 2008
Confermata la relazione della Forestale: la struttura non rispetta gli standard legali della sicurezza CAGLIARI. La diga in terra di Poggio dei Pini, epicentro dell’alluvione del 22 ottobre 2008, non è sicura e il suo uso non può essere autorizzato. L’ha stabilito l’ufficio regionale infrastrutture e risorse idriche con una nota che rappresenta un ultimatum rivolto alla società cooperativa proprietaria dello sbarramento sul rio San Girolamo e al comune di Capoterra.
I tecnici regionali sono categorici: «Lo sbarramento - è scritto nel documento - non rispetta le norme sulla sicurezza degli impianti idrici per quanto riguarda la portata scaricabile in sicurezza, il rispetto del franco, le caratteristiche dello scarico di fondo, l’illuminazione dei paramenti, la strumentazione di controllo, di monitoraggio e di allerta oltre che la designazione dell’ingegnere responsabile della sicurezza». La cooperativa Poggio dei Pini dovrebbe adeguarla alle prescrizioni delle legge entro i termini indicati dalla finanziaria regionale del 7 agosto 2009, altrimenti sarà punita con una sanzione di cinquemila euro e con la demolizione a proprie spese. Ma i termini per abbattere la struttura sono generici, comunque l’intervento dovrebbe essere descritto in un progetto da sottoporre all’approvazione della Regione e del Genio Civile. Quindi è impensabile che la diga venga attaccata dai bulldozer in tempi brevi. Fra l’altro è in corso un braccio di ferro, Regione da una parte, comune di Capoterra e cooperativa Poggio dei Pini dall’altra: se da un lato la demolizione della diga viene giudicata ormai indispensabile, dall’altra si fa di tutto per salvarla. Perchè rappresenta un elemento fondamentale dell’ambiente naturale e perchè - così sostengono i tecnici locali - non è stato quell’invaso a provocare e neppure ad aggravare il disastro. Gli argini infatti hanno tenuto, solo che l’enorme quantità d’acqua piovuta quel giorno infausto ha fatto salire il livello fino a provocare un’esondazione. L’acqua ha eroso gli argini e i contrafforti della struttura fino ad assottigliarli, solo la fine del nubifragio ha salvato la diga da un devastante collasso.
Ora, dopo il disastro, i morti e la conseguente inchiesta giudiziaria, il problema della diga - sostiene la Regione - non può essere eluso. L’invaso è attualmente bypassato, in modo che l’acqua del rio San Girolamo non vada ad accumularsi al suo interno. Non solo: il progetto dell’azienda torinese Idrodata, incaricata dalla Regione, prevede che la diga venga saltata dal nuovo percorso del fiume. Il che dimostra come i tecnici non considerino affidabile la vecchia struttura e conferma la validità delle valutazioni espresse dal nucleo invetigativo del Corpo Forestale nelle relazioni consegnate ai pubblici ministeri Guido Pani e Daniele Caria. Valutazioni che riguardano il complesso delle opere idriche di Poggio dei Pini, compreso il ponticello spazzato via dall’alluvione che ha provocato la morte di due persone, costruito a suo tempo senza badare ai rischi che quella scelta implicava. Stesso discorso per la strada che corre sotto la diga e per il ponte ad arcate sulla statale 195, individuati come punti critici dalla Forestale.
Chiavi di questa notizia: Dissesto idrogeologico