Rassegna Stampa
Testata: Repubblica

Ora la caccia divide il centrodestra

28/01/2010

autore: ANTONIO CIANCIULLO

Stagione venatoria, la Prestigiacomo contro la liberalizzazione

ROMA — L’affondo di doppietta selvaggia spacca il centrodestra. L’emendamento che liberalizza la stagione venatoria, bocciato dal governo alla Camera, è stato riproposto in aula al Senato dal blitz della pattuglia legata all’ala più estremista dei cacciatori. Ma il prezzo pagato è stata una reazione di rigetto della caccia no limits molto forte anche all’interno della maggioranza.
Gli emendamenti sono stati definiti «inaccettabili» dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo perché «inseriscono un criterio di discrezionalità nei calendari dell’attività venatoria: la misura può dar luogo a interpretazioni estensive inconciliabili con le esigenze di tutela del patrimonio faunistico e dell’equilibrio ambientale. E’ una proposta in contrasto con le normative comunitarie e farebbe scattare un ulteriore aggravamento delle procedure di infrazione già avviate nei confronti del nostro paese con il rischio di pesanti sanzioni».
Anche il Secolo d’Italia ha dato ampio spazio a un appello firmato da oltre cento associazioni ambientaliste, animaliste e della società civile che chiedono al ministro delle Politiche comunitarie Andrea Ronchi di fermare la deregulation della caccia. Nell’articolo si citano i parlamentari del Pdl contrari all’abolizione dei limiti del calendario venatorio e un sondaggio dell’Ipsos che dà la misura dell’impopolarità delle proposte avanzate a più riprese da doppietta selvaggia. L’86 per cento degli italiani è contrario ad allargare il periodo di apertura della caccia. Il 94 per cento non vuole dare un fucile in mano a un sedicenne. Il 91 per cento chiede di non sparare nei parchi. Perfino i cacciatori sono divisi. Da una parte c’è l’ala oltranzista di cui fa parte il Comitato nazionale caccia e natura che chiede «la modifica dei calendari venatori solo nei termini e nei limiti della legge europea» ma di fatto punta a far saltare le date in modo da far partire la deregulation. Dall’altra Arcicaccia che ricorda la necessità di legare il cacciatore al territorio e denuncia il «bracconaggio elettorale» temendo un effetto boomerang che metterebbe in difficoltà anche i cacciatori moderati. In serata, in attesa del voto previsto per oggi, Ronchi ha proposto una mediazione: le variazioni del calendario venatorio dovrebbero essere supportate da studi scientifici e dal parere dell’Ispra «garantendo così un coordinamento scientifico a livello nazionale e il pieno rispetto dell’esigenza che lo Stato mantenga una funzione di controllo sull’attività regionale per il rispetto della direttiva europea».
«Non cambia nulla», ribatte Nino Morabito, responsabile della fauna selvatica di Legambiente. «Il parere scientifico è richiesto anche dalla normativa attuale: che bisogno ci sarebbe di una nuova legge se non per sparare ad agosto? La verità è che, se la norma passasse, i paletti per l’apertura e la chiusura della caccia resterebbero solo per i mammiferi: i migratori potrebbero essere tranquillamente impallinati nei periodi vietati dall’Unione europea».

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