Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

Al mare senza un filo di sabbia

24/01/2010

autore: MAURIZIO OLANDI

Alghero. L'allarme erosione lanciato dal geologo Sergio Ginesu: «Serve subito la Protezione civile»
Entro dieci anni spariranno le spiagge in città

 Non resterà un solo granello di sabbia. Dieci anni e il mare avrà fatto un sol boccone delle spiagge delle Bombarde, il Lido, Rafel, San Giovanni e la Pineta di Maria Pia. Gli studiosi annunciano la catastrofe da tre lustri, la politica li ascolta con sufficienza. Vero, gli amministratori finanziano le ricerche; vero, siedono in prima fila ai convegni; vero, inseriscono nei loro programmi elettorali green l'attenzione per l'ambiente e i litorali. Vero, che niente è cambiato. Evidentemente la politica va in barca.
Sergio Ginesu è ordinario di geomorfologia alla Facoltà di scienze dell'Università di Sassari. «Non scrivo più di erosione ad Alghero, perché non avrei niente di nuovo da dire. È tutto come prima».
Ma qualcosa di nuovo lo dice subito: «La situazione dei litorali di Alghero è molto critica. Ci vuole la Protezione civile per far fronte a questa calamità naturale, per gestire l'emergenza».
Il professor Ginesu è uno dei tecnici inseriti nella commissione per lo studio dell'erosione dei litorali di Alghero. Un ingegnere del comune, geologi, biologi e oceanografi. Un illustri parterre di studiosi, arresi alla ricerca e basta. Telecamera digitale in mano, scende le scalette che portano all'arenile Vip delle Bombarde e con soddisfazione registra il ritorno di un fazzoletto di sabbia dopo la mareggiata di Capodanno che aveva cancellato tutto. «È sabbia mobile, il gioco dei venti e delle correnti può facilitare la ricostituzione dell'arenile».
Ma era prevedibile? «Sì, lo diciamo da tempo. Nell'Atlante delle spiagge italiane risalente alla metà degli anni 90', ma su studi di qualche anno prima si indica la zona di Alghero a forte rischio erosione. La natura fa il suo corso, il mare non si ferma. Se fossimo nel Paleolitico superiore (da 36 mila a 10 mila anni fa) per raggiungere la riva dovremmo camminare sino a dove oggi c'è una profondità del mare di circa 130 metri». Ma non c'è bisogno di trattare con gli antenati per capire che la spiaggia delle Bombarde era ben altra cosa. Basta una foto del 2000. La stacca da un pannello in legno del chiosco Giovanni Manca, titolare dello stabilimento J&B. Spiaggia lunga e ombrelloni ordinati con spazi enormi tra uno e l'altro. Giovanni Manca conosce le Bombarde come casa propria. Pianta ombrelloni dal 91. Ha una concessione per 25 metri di spiaggia in profondità e 20 di larghezza. Ora come ora c'è una virgola di sabbia: forse dieci metri. Stessa situazione per il vicino Hotel dei pini. «Solo il maestrale mi può salvare la stagione. Una maestralata forte e duratura e spero che la spiaggia ritorni come prima». In tempi di immobilismo sono le raffiche a fare la differenza. Il libeccio, «ormai vento predominante e lo dico da velista» sottolinea Manca, porta via la sabbia. Il maestrale la deposita. Almeno alle Bombarde. Non è finita qui. L'imprenditore indica al largo. «Professore quando ho iniziato venti anni fa e ho messo le boe del corridoio in mare a circa 200 metri dalla riva il fondale era di 20 metri, ora è di 14 metri». Ecco dove è la sabbia della Bombarde: in mare, appunto.
«Le Bombarde è un problema di facile soluzione: ripascimento. Non è costoso ed è un intervento rapido» sentenzia Ginesu.
Tra qualche anno, tutto da rifare. «Dipende dalle soluzioni adottate. Comunque è il meno invasivo degli interventi».
Frangiflutti? «Per la rada di Alghero, il vero dramma naturale. Pochi anni e non rimarrà più niente delle spiagge in città. Esempio banale. Se il vento e le mareggiate portavano via dieci chili di sabbia, le condizioni meteo favorevoli ne depositano sulla riva molta di meno: l'erosione non si ferma. La rada di Alghero è destinata a morire, non ha apporti di sabbia da corsi d'acqua è una baia chiusa. Senza l'intervento dell'uomo non ci saranno più spiagge». Come accaduto al camping Mariposa. Massimiliano Verde, giovane imprenditore algherese, amministra i mille posti di campeggio in piena città, affacciati sul mare. Non sulla spiaggia, di quella ha soli ricordi da ragazzo. La colpa?: «Il molo di sopraflutto, le correnti hanno spazzato via tutto». Davanti al camping è rimasta una barriera di sassi a protezione dell'area ricettiva. Non basta, la mareggiata di Capodanno ha danneggiato i confini: «Ogni stagione venti, trenta mila euro di spese per ripristinare lo stato dei luoghi. Ma anche un dispendio di tempo ed energie: per iniziare i lavori dobbiamo ottenere autorizzazioni da cinque enti diversi». Della sabbia fine e bianca non c'è traccia: «da quasi quindici anni, ormai. Che danno per la struttura».
Per il professor Ginesu la soluzione è una: «eliminare la barriera davanti all'ospedale marino: provoca vortici che amplificano l'attività erosiva. Non si usa più».
Che fare per le spiagge cittadine? «Un sistema di difesa dal mare. Barriere che mitighino l'impatto delle onde. Quali soluzioni e come farle se ne può discutere, ma prima ci vuole la volontà politica: in Regione sono decine i progetti, gli studi e le ricerche depositati per ottenere finanziamenti. Iniziamo da quelli e cerchiamo anche di cambiare mentalità: l'uso, non lo sfruttamento, della natura permette di conservarla. Lo dico ai miei colleghi talebani e a quelle associazioni che non condividono l'intervento dell'uomo per salvare le spiagge».
Solo barriere a mare? «Bisogna ricostruire il sistema dunale e retrodunale. Dove c'è vegetazione la sabbia si deposita e la spiaggia rimane viva. Infine e mi rendo conto di scontrarmi con una parte dell'imprenditoria turistica, ma per il bene delle spiagge è molto importante non togliere la posidonia. Le alghe difendono il lido. Ad Alghero qualcosa si è già fatto, l'amministrazione è sulla buona strada. Stesso discorso per il progetto sul litorale del palazzo dei Congressi: chiudere la strada, trasformarla in un'area ciclabile e favorire la costituzione di dune che difendano il tratto di spiaggia più fragile della Riviera è una buona idea». Il futuro turistico in un prezioso granello di sabbia.

Chiavi di questa notizia: Dissesto idrogeologico