Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Quirra, nuovi allarmi da un’indagine su salute e ambiente
24/01/2010
autore: PIER GIORGIO PINNA
PERDASDEFOGU. A Quirra c’è gente che fa una vita sanissima, all’aria aperta: non dovrebbe mai beccarsi la leucemia in modo così diffuso e in tarda età. Sono parole che lo scrittore Massimo Carlotto fa pronunciare a Nina Tola, la protagonista del suo noir mediterraneo intitolato «Perdasdefogu». Parole emblematiche. Sulla scia delle tante indagini ambientali sul poligono militare.
Parole oggi ancora più inquietanti. Soprattutto alla luce di un nuovo studio che segnala un elevato numero di tumori nella zona. La ricerca scientifica è in attesa di venire pubblicata su una rivista specialistica. Già presentata in un recentissimo convegno internazionale, è firmata dal cagliaritano Massimo Coraddu, per l’Istituto nazionale di fisica, da Basilio Littarru, dipartimento d’Ingegneria del territorio dell’ateneo di Cagliari, da Mauro Cristaldi, università La Sapienza di Roma, e da Massimo Zucchetti, dipartimento di Energetica del Politecnico torinese.
«Le nostre conclusioni sono purtroppo amare: nella popolazione del villaggio di Quirra e delle aree strettamente circostanti, che contano all’incirca 400 persone, si riscontrano percentuali di leucemia 15-20 volte superiori alle medie sarde», spiega Coraddu citando tabelle, riferimenti, dati. «Più che continuare a parlare di un caso, direi che bisogna cercare le cause», aggiunge.
Da almeno 10 anni al centro d’indagini su sanità e sicurezza, i problemi dei 120 km quadrati del poligono e dei territori dei numerosi comuni vicini hanno spesso suscitato contrasti. Sotto i riflettori, la Sindrome di Quirra e le bonifiche. Nel tempo si è parlato di ogni forma d’inquinamento, di anomalie, di malformazioni. Arrivando a ipotizzare che molti, come nei Balcani, siano stati contaminati dai proiettili all’uranio impoverito.
Sotto accusa, in primo luogo le nanoparticelle. E poi le emissioni-radar e i carburanti: tutti giudicati estremamente nocivi. Sullo sfondo, un clima di sospetti. Alimentato da troppi silenzi stesi in passato dalla Difesa sui timori sollevati da ecologisti e associazioni antimilitariste.
Ora che però al poligono si respira un’atmosfera di maggior apertura il comandante, Roberto Quattrociocchi, parla diffusamente negando che si facciano test pericolosi per la salute. «Niente uranio né armi nucleari, biologiche o chimiche», afferma, con decisione, il generale. «A terra, nei campioni analizzati, la radioattività è inferiore alla media», spiega un altro ufficiale, il colonnello Gianni Fresi.
I vertici militari ricordano poi come il ministero della Difesa riservi molta attenzione alla tutela ambientali. «In 53 anni d’attività abbiamo salvaguardato la costa dalla speculazione edilizia e la zona di Quirra è divenuta un’area di interesse comunitario - rammentano - Proteggiamo il territorio dagli incendi, in collaborazione con i pastori e con la Forestale. E abbiamo inoltre creato un’oasi faunistica di ripopolamento».
A contestare su tutta la linea queste affermazioni c’è il comitato Gettiamo le basi. Che, per voce di Mariella Cao, rinnova l’allarme sull’incidenza delle forme cancerogene e sull’inadeguatezza dei controlli. Così, mentre Coraddu e i suoi colleghi, nell’incrociare le statistiche, danno per certe le anomalie, si attendono adesso i risultati dei monitoraggi nel Salto di Quirra (vedere articolo sottostante, ndc).
Nel frattempo, tra orientamenti e giudizi contrastanti, tutti attendono di capire meglio. Perché, come risulta dal lavoro dello staff di ricercatori che con il nome di Mama Sabot ha collaborato al libro di Carlotto, certamente le stranezze da queste parti non mancano. Spesso accompagnate da colpi di scena, misteri, tranelli, depistaggi. E trame torbide da spy story.
Chiavi di questa notizia: Inquinamento