Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda
«Vogliamo che tutti i fatti siano chiariti»
21/01/2010
autore: CARLA RAGGIO
Le reazioni. L'Asl 8 ordina accertamenti per far luce sui veleni nel piazzale dell'ospedale Businco
Un fulmine a ciel sereno. E in città piomba l'allarme. La notizia è in prima pagina sull' Unione Sarda e le agenzie di stampa la ribattono in mattinata. Negli ambienti interessati nessuno sa nulla dell'inchiesta della magistratura, né immagina che i veleni di un'azienda siano finiti molto vicino a un noto ospedale cittadino.
L'ALLARME Così, ieri mattina, il primo allarme scatta negli uffici dell'Asl 8, con tanto di sgomento dei dirigenti. La consegna del silenzio è quasi un atto dovuto: si aspetta di saperne di più, di capire cosa c'è sotto mentre proseguono le indagini della magistratura. Non parla il commissario straordinario Emilio Simeone, né il responsabile dell'ufficio tecnico dell'Asl: dal quartier generale, in via Pier Della Francesca, esce solo la conferma che saranno compiuti tutti gli «accertamenti del caso». Bisognerà capire come quei rifiuti stracarichi di metalli pesanti (come arsenico, piombo, zinco, cadmio, rame, nichel, solfati) possano essere stati riutilizzati per la costruzione di sottofondi stradali nei cantieri della Asl 8, finendo poi negli spazi antistanti l'ospedale Businco e la cittadella sanitaria di Monserrato.
BUSINCO Difficile fare ipotesi, né ad alcuno salta in mente di azzardarne. Al di là dei cancelli del Businco, intorno alle dieci, qualcuno già ne parla, la notizia, fosse solo per ingannare il tempo, tiene banco fuori nel piazzale. Dentro, invece, nella palazzina della direzione sanitaria sembra che nessuno abbia letto il giornale. Nell'ufficio al primo piano il direttore di presidio, Elia Carboni, messo al corrente dei fatti, si mostra sorpreso quando gli viene chiesto un giudizio e chiude il tentativo di contatto trincerandosi dietro il classico “no comment”. «Non sono autorizzato a parlare», taglia corto Carboni, che tra l'altro, all'epoca dei fatti (2005-2007) neppure c'era. D'altra parte poco importa al momento sapere se i veleni si trovino qui e non là e se nello «spazio antistante il Businco» così come indicato dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico sia compreso anche il piazzale interno adibito al parcheggio.
SINDACATI In allarme anche il sindacato. «Ci auguriamo - dice Sandro Dessì, responsabile provinciale della Cgil-Funzione pubblica - che la magistratura accerti ogni minimo dettaglio per capire dove sono state utilizzate queste sostanze e se possano provocare danni alla salute dei cittadini. Noi non siamo in grado di fare ipotesi anche perché al Businco i lavori di ristrutturazione sono stati tanti: in attesa che sia fatta piena luce sui fatti e, senza falsi allarmismi, chiederemo alla Asl di metterci al corrente di tutto». Per la Cisl di Giovanni Sainas «queste cose dimostrano che non c'è controllo sul territorio: se confermate, da parte nostra non potrà che arrivare una ferma condanna, essendoci in gioco la vita umana».
L'ESPERTO La situazione è davvero allarmante? C'è pericolo per la salute? «In generale, a prescindere dal caso concreto - spiega Aldo Muntoni, professore associato Digita (Geoingegneria e tecnologie ambientali) - c'è pericolo per la salute dell'uomo essenzialmente quando c'è la possibilità che il metallo venga a contatto col cittadino, in modo diretto o indiretto. E nel caso di metalli pesanti il meccanismo di trasmissione più ovvio è la solubilizzazione dei rifiuti nell'acqua. Perciò credo che non ci sia un rischio immediato». A meno che il metallo non finisca in una falda sotterranea sfruttata per qualche utilizzo. Sarà l'inchiesta a stabilirlo.Chiavi di questa notizia: Rifiuti