Rassegna Stampa
Testata: Il Giornale di Sardegna
«Accordi sottobanco per le analisi» poi i rifiuti finivano nei parcheggi Asl
21/01/2010
autore: Elena Laudante
L'inchiesta. Il Noe sgomina un sistema di smaltimento illecito di scarti tossici dalla Portovesme Srl
«Per quanto riguarda gli inerti ci siamo allineati per le date che mi ha dato Lamberto. Dobbiamo più che altro vedere alcune cose pregresse, cose che abbiamo fatto noi, cioè campioni anche effettivamente entrati». Campioni dei rifiuti della Portovesme Srl contenenti piombo, zinco, rame, arsenico, cadmio, che il chimico della Tecnochem, Danilo Baldini, classificava come "non pericolosi". Per gli investigatori del Noe pericolosi lo erano di certo, e di sicuro quei rifiuti non sarebbero dovuti finire nel parcheggio dell'ospedale Businco o della cittadella sanitaria di via Romagna, sotto forma di materiale miscelato in una cava di Settimo San Pietro, gestita dalla Tecnoscavi di Massimo Pistoia. Per gli investigatori, un traffico di rifiuti pericolosi in piena regola. Le conversazioni intercettate dagli investigatori aprono squarci su un «sistema» - è il sospetto - che garantiva un risparmio notevole alla Portovesme - tra i 580mila euro e i 3 milioni e 600mila - nello smaltimento di rifiuti in realtà pericolosi.
Nel dialogo con il responsabile del Sistema gestione ambientale della Portovesme, Aldo Zucca, il coordinatore dell'area chimica del laboratorio Tecnochem Srl, Baldini, spiega come manchino all'appello alcuni campioni già classificati - «cose pregresse che abbiamo fatto noi» - secondo gli inquirenti in modo fittizio. In altri passaggi l'intercettato racconta di avere bisogno di "date" per ripianare le campionature. E poi Zucca richiama Baldini - siamo nel settembre 2007 - per ripianare le «carenze» sulle date dei campioni. La lettura degli investigatori è semplice: in alcuni casi, il laboratorio forniva pezze giustificative su rifiuti non analizzati, che accompagnavano l'ingresso nella cava di Settimo San Pietro, gestita appunto dalla Tecnoscavi Srl. Disguidi e inadeguatezze che mandavano su tutte le furie Zucca, il dirigente d'industria, che chiama al telefono l'uomo dello smaltimento, Lamberto Barca, e piccato lo rimprovera con insulti inequivocabili. Fondamentale nell'inchiesta del Noe coordinata dal pm Daniele Caria e condotta gli uomini del capitano Angelo Murgia, il ruolo di Massimo Pistoia, amministratore della Tecnoscavi, che avrebbe lucrato su un traffico di rifiuti pericolosi, stoccati nella sua cava di Settimo, in località Su Paiolu. Rifiuti pericolosi mischiati con terre di cava e inerti da demolizione frantumati, poi impiegati nei sottofondi stradali nei cantieri della Asl 8 del Businco e della Cittadella Sanitaria di via Romania. Una filiera che parte dagli scarti della Portovesme per terminare sotto le suole di scarpa dei malati. Oltre alla presa di distanze della società, il difensore di ucca, Luigi Concas, ricorda che il dirigente non si sia occupato direttamente dello smaltimento. «La Portovesme non ha lucrato sullo smaltimento, e non era a conoscenza di quali rifiuti venissero smaltiti dove, perché la gestione era stata affidata a terzi», ovvero alla Gap Service di Barca. Che con ucca aveva contatti telefonici, come dimostrano le intercettazioni. Massimiliano Ravenna, difensore di Barca, spiega invece la posizione del suo assistito: «Barca sostiene di essersi limitato a trovare per la Portovesme la società per il trasporto alla discarica autorizzata di rifiuti normali, non certo speciali», sottolinea il penalista. «Non sa se siano finiti da altre parti». Tutta colpa di Pistoia? «Lui si è limitato a trasportare il carico con tutte le autorizzazioni - garantisce il legale iccardo Floris - Non era altro che cemento armato misto ad altri materiali non nocivi usati per le costruzioni».
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