Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

«Abbiamo rispettato le norme»

21/01/2010

autore: ERMINIO ARIU

L’azienda si difende: rotti i rapporti con la società di trasporto Cremone: qui è tutto inquinato, va tutelata la salute della gente

PORTOVESME. L’inchiesta della Procura di Cagliari sul traffico illegale, organizzato da ditte abilitate al trasporto e allo smaltimento di materiali gettati in discariche abusive, ha creato tensione e preoccupazione tra i lavoratori della Portovesme srl. I rifiuti tossici prelevati dalla fabbrica di piombo e zinco, affidati alla ditta Tecnoscavi, potevano finire a Genna e Luas ma questa scelta era stata scartata perché l’azienda non aveva, nell’autorizzazione concessa, i codici per certi rifiuti speciali. «Si preferiva pagare - sostengono alcuni tecnici della fabbrica, non coinvolti nell’inchiesta - per evitare di mischiare gli scarti della lavorazione delle blende e delle piriti con gli inerti».
 La trafila per lo smaltimento dei rifiuti, in fabbrica, segue un protocollo severo. Si selezionano i rifiuti e si affidano i trasporti alle ditte specializzate. «Abbiamo sempre consegnato preventivamente i campioni di materiale da inviare in discarica alla ditta appaltatrice - sostiene la Portovesme srl - e ci sono stati consegnati i risultati delle analisi di laboratorio. Sulla base di quei riscontri abbiamo operato». Un giro insomma ben organizzato con utilizzo di terreni irrigui, di scavi costruiti ad hoc dove sono stati conferiti oltre 10mila metri cubi di sostanze speciali.
 I camion della ditta, abilitata al trasporto, partivano con regolare bolla di accompagnamento ma la destinazione veniva cambiata nel percorso: i cassoni venivano alleggeriti in luoghi concordati tra proprietari e intermediari. L’inchiesta è partita due anni fa ma solo a maggio l’azienda è venuta a conoscenza di quanto stava avvenendo in concomitanza con la notifica degli avvisi di garanzia ai due dirigenti. A questo punto è stata prontamente allontanata la ditta coinvolta nello scandalo. La Portovesme srl, ieri mattina, ha diramato un laconico comunicato stampa riferendo che «l’azienda relativamente alle sue attività di smaltimento di rifiuti, ha sempre operato correttamente nel totale rispetto delle leggi e delle norme in materia ambientale e, pertanto, attende fiduciosa il responso della magistratura che avrà il compito di stabilire l’esatta e corretta dinamica dei fatti e le eventuali relative responsabilità».
 Lo scalpore provocato dall’emissione da parte della Procura dei nove avvisi di garanzia ha responsabilmente preoccupato i lavoratori che hanno incontrato la Rsu di fabbrica. «Questa vicenda va chiarita - sostengono Tonino Melis, Tore Cappai e Nino D’Orso della Rsu di fabbrica - sulle questioni ambientali siamo tutti coinvolti. Si è sempre operato nel rispetto delle norme e non accettiamo che si sia speculato per arricchire qualcuno. Ci auguriamo che la Procura conclusa il lavoro in tempi brevi».
 Intanto il consigliere comunale di Portoscuso Angelo Cremone ha inviato alla Procura un esposto chiedendo che si effettuino carotaggi nelle discariche della Portovesme srl a Genna Luas e S’Acqua Sa Canna. A dicembre Cremone in consiglio comunale aveva chiesto che i responsabili dell’inquinamento venissero perseguiti per legge: «Non si possono pescare mitili, non si può produrre uva perchè inquinata e il piombo nel sangue nessuno lo vuole, ma io c’è l’ho», aveva denunciato in aula Cremone». Ora aggiunge: «Chiedo al capo dello Stato che si attivi perché venga tutelata la salute degli abitanti di Portoscuso e soprattutto dei bambini. Chiedo anche che la Provincia revochi l’Aia rilasciata recentemente alla fabbrica di piombo e zinco».

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