Rassegna Stampa
Testata: Corriere della Sera
Nucleare, la corsa dei 400 per le centrali italiane
20/01/2010
autore: Roberto Bagnoli
I progetti Conti (Enel): ora serve una politica senza ripensamenti e paure
Marcegaglia: vale 30 miliardi, imprese pronteROMA — Primo banco di prova per la corsa al nucleare. Oltre 400 imprese si presentano all’invito Enel di «pre-qualificazione» per partecipare a quella che l’amministratore delegato Fulvio Conti ha definito la «ricostruzione della filiera nazionale del nucleare». Il presidente di Confindustria, e ospite dell’incontro «Supply chain meeting» Emma Marcegaglia ha quantificato in oltre 30 miliardi di euro il valore dell’operazione (entro i prossimi 10-15 anni) dei quali «si stima che il 70% possa andare all’indotto e quindi alle imprese italiane». Per il numero uno degli imprenditori il «nucleare è una delle alternative, l’ambiente è l’energia possono essere i nuovi driver della crescita purché ci sia una logica di medio termine». Ma il nucleare è materia complessa «e spesso assistiamo a dibattiti superficiali e demagogici, non dobbiamo farci prendere dalla paura né farci influenzare dalla logica delle elezioni, regionali o di altro tipo».
Conti risponde ai Verdi, che accusano il governo di fare melina sui siti ma in realtà sono già decisi, sostenendo che «è prematuro parlarne, finora solo solo illazioni». Il manager non minimizza il rischio-opinione pubblica e per questo ha chiesto di puntare al massimo sulla comunicazione per spiegare la sua «equazione energetica: garantire energia in abbondanza, a basso costo e ambientalmente sostenibile». E sicura. «Non è possibile — si chiede Conti — che l’Italia sia l’unico Paese del G8 senza impianti nucleari». Il ripristino della filiera italiana del nucleare è un’occasione «storica, con pochi precedenti— continua Conti—ed è importante uscire dal ruolo di emarginati in modo che le imprese italiane possano partecipare alle gare internazionali». Per questo, il capo azienda Enel, avanza l’idea di prevedere dei meccanismi d recupero dei costi di investimento nel caso di governo avverso che blocca di nuovo la corsa al nucleare.
Quello dell’aumento dell’area «no-nuke» è un fatto concreto. Ieri, mentre 700 manager sfilavano alla corte dell’Enel, un gruppo di attivisti Greenpeace è salito sul Colosseo Quadrato all’Eur con uno striscione di 300 metri «Stop alla follia del nucleare». Andrea Lepore, responsabile energia del movimento, ha poi dato la sua versione: «Enel bleffa, gli impianti Epr sono un affare solo per il costruttore francese a cui andrà il 60% del business».
Sul fronte tecnico acqua al mulino degli ambientalisti arriva dalle indiscrezioni di Le Figaro (smentite da Edf) secondo le quali il reattore Epr di Flamanville (realizzato insieme ad Enel) entrerà in funzione con due anni di ritardo. Continuano le polemiche sui siti. Renata Polverini, in corsa per il Lazio che dovrebbe ospitare la prima nuova centrale nucleare con il ritorno di Montalto di Castro, non si è ancora espressa mentre la sfidante Emma Bonino ha già scritto il suo «no».
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