Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Allarme mattone alla Pelosa

20/01/2010

autore: PIERO MANNIRONI

Esposto degli ecologisti su un nuovo complesso edilizio

STINTINO. Non c’era bisogno di un caso emblematico per dimostrare che il cemento avrebbe ripreso a colare dalle falle aperte nel piano regionale paesaggistico da alcune sentenze del Tar e dal neonato piano casa. Ma i fatti, si sa, sono sempre molto più eloquenti dei timori e delle parole. Ecco, dunque, il “caso La Pelosa”, sollevato dai movimenti ecologisti Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra: tra i pochi ginepri sopravvissuti al forsennato assalto edilizio degli scorsi decenni in quella che era una perla naturalistica del Mediterraneo, hanno ripreso a prolificare i blocchetti. «Complice il clima cementizio» commentano gli ambientalisti, che hanno presentato un esposto per avere informazioni sulla legittimità di un complesso edilizio tra la spiaggia della Pelosa e quella della Pelosetta.
 «Altro che progetto di salvaguardia e ricostituzione naturalistica della spiaggia, altro che progetto di ripascimento - dicono gli ecologisti -.Il rischio è quello di un degrado paesaggistico irreversibile! Tra La Pelosa e La Pelosetta un cantiere a pochi passi dal mare vede i muri crescere con una velocità vertiginosa. Raccogliendo varie segnalazioni, lunedì abbiamo inoltrato una richiesta di informazioni a carattere ambientale e di adozione degli opportuni provvedimenti alle amministrazioni pubbliche competenti. E cioé: il Comune di Stintino, l’assessorato regionale dell’Urbanistica, la Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici di Sassari, il Servizio tutela paesaggistica di Sassari, il Corpo forestale e di vigilanza ambientale e la Procura della Repubblica presso il tribunale di Sassari per gli eventuali aspetti di competenza».
 Dice Stefano Deliperi, presidente e portavoce del Gruppo d’Intervento Giuridico: «L’area è tutelata da uno specifico vincolo paesaggistico con il decreto legislativo numero 42 del 2004 e rientra nella fascia dei 300 metri dalla battigia marina. Secondo la legge 23 del 1993, c’è un vincolo di conservazione integrale. Come se non bastasse, l’area nella quale si sta costruendo è ricompresa nel Piano paesaggistico regionale nell’ambito di paesaggio costiero numero 14 Golfo dell’Asinara ed è classificata in parte nei sistemi a baie e promontori, falesie e piccole isole». Apparentemente, dunque, non esisterebbero i presupposti di legittimità per costruire. Ma Deliperi osserva: «Essendo comunque il Comune di Stintino sprovvisto di Puc definitivamente approvato e in vigore, si applicano per questo ambito di paesaggio costiero le disposizioni cautelari provvisorie (articolo 1 della legge 1902 del 1952 e successive modifiche ed integrazioni) previste nell’articolo 15, comma terzo, delle norme tecniche di attuazione del Piano paesaggistico regionale».
 Alcuni esposti sono comunque già arrivati al Comune di Stintino che ha avviato una serie di accertamenti. Il sindaco Antonio Deiana era a conoscenza dell’intervento edilizio alla Pelosa: «Si tratta di un’area compresa in un vecchio piano attuativo, risalente mi pare ai primi anni Ottanta. La “legge salvacoste” l’aveva congelato, vietando l’edificabilità. Mi risulta che una sentenza del Tar abbia poi cancellato quella parte del Ppr che imponeva il blocco. Il “piano casa” ha poi ulteriormente allargato le maglie».
 Ma per Diana questo non significa che l’intervento edilizio abbia tutte le carte in regola. «Perché quei vecchi piani attuativi possano tornare in vita - dice infatti - è necessario che ci siano tutte le opere di urbanizzazione. Se non ci fossero, allora il piano attuativo sarebbe nullo. Noi ora, come amministrazione, stiano facendo proprio questi accertamenti. Se non sbaglio, comunque, i lavori dovrebbero essere fermi perché, proprio in questi giorni, si sta trattando in sede di giurisdizione un ricorso presentato dai confinanti contro la società “Sos apentados”, proprietaria dell’area».

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