Rassegna Stampa
Testata: Il Giornale di Sardegna
Alluvione a Capoterra: nuove indagini sui lavori
12/01/2010
autore: Elena Laudante
IL DISASTRO. RANGER ANCORA AL LAVOR SUL NUBIFRAGIO DELL'OTTOBRE 2008
L'inchiesta sembrava finita ma i pm delegano altri accertamenti al Corpo Forestale sul ponte killer di Poggio.
È una corsa contro il tempo quella ingaggiata dalla procura contro lo spettro della prescrizione, che nel caso dell'inchiesta su Capoterra si fa minaccioso, nonostante i fatti risalgano a soli 15 mesi fa. Il 22 ottobre 2008 la furia della natura, complice la cementazione selvaggia, causarono quattro vittime l'ingegnere dell'Asl 8 Antonello Porcu, la suocera Licia Zucca, l'insegnante di Iglesias Annarita Lepori, l'anziana travolta nel suo letto Speranza Sollai, e a Sestu l'allevatore Mariano Spiga (morte ritenuta frutto di una fatalità). È necessario stringere il cerchio, impiantare accuse circostanziate, che gli uomini della Forestale hanno già delineato nella mole di documenti depositati a settembre. Al lavoro già eseguito, i pm Daniele Caria e Guido Pani aggiungeranno altre indagini, ulteriori dettagli al centro di tre nuove deleghe al Nucleo investigativo del Corpo Forestale, chiamato a ritagliare in maniera più netta ruoli e comportamenti dei personaggi coinvolti. Per individuare chi si è macchiato di un'incuria annosa divenuta poi negligenza, vera e propria colpa, insomma chi ha permesso che il cemento occupasse alvei di fiumi, come avvenuto per il Rio San Girolamo, violando le più elementari norme di sicurezza idrogeologica. E chi, ad esempio, ha consentito che il ponte di Pauliara a Poggio dei Pini - fatale a Porcu trascinato da un fiume nero di fango e detriti - non fosse riparato a regola d'arte rispetto all'ultima alluvione del 2001. Almeno è questo il sospetto degli inquirenti. Su quel ponte, opera simbolo di tutte strutture al vaglio della magistratura, si concentrano gli sforzi della Forestale che deve ricostruirne la storia dagli anni Sessanta ad oggi, senza però scrivere la storia di tutta Capoterra. Perché l'orientamento della procura è quello di non lavorare ad un'indagine mastodontica che rischierebbe di finire smontata magari dalla prescrizione: per questo non dovrebbero essere affidate consulenze ad esperti che impiegherebbero mesi per studiare gli atti del fascicolo (ancora contro ignoti) e altrettanto per scrivere una relazione, con il rischio di arrivare a processo dopo tre anni di indagini, esattamente come accaduto per il processo sul ripascimento del Poetto, stroncato in Appello per il troppo tempo trascorso dai fatti. Ecco perché non si esclude di procedere per compartimenti stagni, e chiudere il processo per tranche: il piano d'emergenza e la reazione di soccorsi, poi l'aspetto urbanistico, più complesso e dispersivo.
Chiavi di questa notizia: Dissesto idrogeologico