Cabras li chiede e gli uffici ribattono: «Coperti per le inchieste in corso»
CAGLIARI. Esplode un nuovo caso in Provincia, legato alla polemica in corso sui lavori di ripascimento del Poetto: il consigliere popolare Remiglio Cabras, che è presidente della commissione consiliare di garanzia e controllo, ha chiesto agli uffici dell'assessorato ai lavori pubblici gli atti che riguardano l'appalto assegnato all'impresa Ati-Mantovani, ma il responsabile del procedimento Lorenzo Mulas e il dirigente Andrea Gardu gli hanno risposto picche. Il motivo è contenuto in una nota datata sei giugno: «Gli atti richiesti non possono essere esibiti fino a che non sia definita l'indagine della Procura della Repubblica». Il riferimento è per due delibere del consiglio provinciale, che risalgono al 1998, in base alle quali «sono esclusi dal diritto di accesso gli atti relativi a procedimenti giudiziari in corso, nonchè gli atti relativi a trattative precontrattuali». Nella stessa nota, gli uffici confermano che le inchieste in corso sono due: una della magistratura ordinaria e una della Corte dei Conti. Che - ciascuna autonomamente - hanno chiesto e ottenuto copia dei documenti. Ma il punto è proprio questo: le due magistrature hanno chiesto copia dei documenti, lasciando agli uffici gli originali. Se avessero inteso - in particolare la Procura della Repubblica - impedirne la diffusione, li avrebbero sequestrati ed eventualmente segretati. Il che non è accaduto. Ed è su questo punto che le interpretazioni s'incrociano: manca la volontà di fare chiarezza sui vari passaggi dell'operazione-Poetto? O si tratta più semplicemente di un eccesso di zelo da parte degli uffici, privo di connotati politici? Al presidente della commissione di garanzia interessavano in particolare i verbali, gli stati di avanzamento e le riserve scritte da parte dell'impresa. Documenti utili a ricostruire alcuni passaggi fondamentali della vicenda per trarne indicazioni sull'operato dell'amministrazione. Gli interessano ancora, infatti Cabras - tutt'altro che rassegnato - ha atteso soltanto quattro giorni prima di ribattere al 'no' dei Lavori pubblici con due cartelle e mezzo fitte di giurisprudenza. Naturalmente giurisprudenza contraria, che a detta del consigliere popolare gli restutuirebbe chiaramente il diritto ad accedere agli atti richiesti. L'elenco dei pronunciamenti è lungo: in pillole, i giudici della Cassazione e del Consiglio di Stato confermerebbero che - fermo il dovere di rispettare il segreto, nei casi determinati dalla legge - al consigliere non può essere negato alcunchè: «I consiglieri comunali e provinciali - ha stabilito il Consiglio di Stato - hanno diritto di ottenere dagli enti di appartenenza, dalle loro aziende e dagli enti dipendenti tutte le notizie e informazioni in loro possesso, utili all'espletamento del loro mandato elettivo, anche mercè il rilascio di copia dei documenti richiesti secondo le procedure d'accesso e senza necessità di specificare i motivi della loro richiesta, nè l'interesse sotteso come ogni altro privato cittadino, in caso contrario - recita la sentenza dei giudici amministrativi di secondo grado - si arriverebbe alla paradossale situazione per cui gli organi di governo dell'ente sarebbero arbitri di stabilire essi stessi l'estensione del controllo sul proprio operato». Grazie a questa e ad altre sentenze, Cabras è assolutamente convinto di aver diritto ad ottenere la copia dei documenti richiesti. Tant'è che a conclusione della lettera ha rinnovato la richiesta dichiarandosi «fiducioso di un sollecito riscontro». Vedremo se ci sarà e soprattutto quando.