Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda
Poetto, la giustizia arriva in ritardo
23/12/2009
autore: MARIA FRANCESCA CHIAPPE
Reati prescritti per l'ex assessore Renzo Zirone e i tecnici
In primo grado, un anno fa, gli imputati erano stati condannati a pene comprese fra i sedici mesi e i tre anni di reclusione per falso, danno ambientale, abuso d'ufficio, danneggiamento. Ci vuole niente a cambiare i connotati di una delle spiagge più belle d'Europa: dodici giorni et... voilà, il disastro è servito. Ma per provare che in quel modo è stato commesso il reato di danneggiamento dodici giorni non bastano, e non bastano neppure dodici mesi. Ci vogliono anni. Tre per fare le indagini, due per il processo di primo grado, uno e mezzo per l'appello. Più le attese: tre mesi fra il deposito degli atti e la richiesta di rinvio a giudizio, altri quattro per l'udienza preliminare. Alla fine è tutto inutile: oltre un certo tempo non si può andare. Per i reati contestati ai politici e ai tecnici responsabili del ripascimento del Poetto il massimo erano sette anni e mezzo. I conti sono presto fatti: i lavori si sono conclusi il 20 marzo 2002, quando è cominciato il processo d'appello, il primo dicembre scorso, il sipario era già calato. Ecco perché ieri mattina sono bastati dieci minuti di camera di consiglio per la sentenza: i reati sono prescritti. Ma la «conferma delle statuizioni civili» sta lì a dimostrare che il verdetto sarebbe stato di colpevolezza. Così gli ambientalisti, il Comune, la Provincia, la Regione e il Demanio potranno presentarsi dal giudice civile soltanto per quantificare il danno che quasi tutti gli imputati salvati dalla prescrizione dovranno comunque pagare. Potranno tirare un sospiro di sollievo solo i componenti della commissione di monitoraggio Andrea Atzeni, Paolo Orrù e Giovanni Serra che in primo grado non erano stati condannati al risarcimento del danno. L'ex assessore provinciale ai Lavori pubblici Renzo Zirone, il direttore dei lavori Salvatore Pistis, il dirigente della Provincia Andrea Gardu, il coordinatore del progetto Lorenzo Mulas, il legale rappresentante dell'associazione di imprese che ha eseguito i lavori Piergiorgio Baita, saranno invece costretti a ricorrere per Cassazione, altrimenti la condanna "civilistica" diventa definitiva. Intanto, in mancanza di un pronunciamento sul danno ambientale, il falso, l'abuso d'ufficio, il danneggiamento, tutti potranno dire tutto. Tutti colpevoli per l'accusa, tutti innocenti per la difesa, tranne uno: il biologo Luigi Aschieri, condannato in abbreviato a sei mesi per falso nel processo che in appello ha assolto l'ex presidente della Provincia Sandro Balletto. Aschieri è rimasto col cerino in mano ma si potrà sempre aggrappare all'indulto nel caso in cui la Cassazione dovesse dichiarare inammissibile il ricorso confermando il verdetto di colpevolezza. Insomma, l'epilogo dell'inchiesta sul Poetto spiega più di mille discorsi tutto il brutto di un processo bloccato dal tempo. Ma i cagliaritani non dimenticheranno quanto è successo a cominciare dall'8 marzo di sette anni fa, quando la draga olandese Antigoon ha cominciato a raccogliere sabbia e sassi in mare per risputarli a velocità supersonica sulla spiaggia del Poetto davanti a migliaia di cittadini incuriositi e preoccupati per quella colata scura così diversa dal borotalco che intere generazioni hanno conosciuto. Di fronte alle proteste di chi chiedeva di fermare tutto politici e tecnici ribattevano che c'era solo da aspettare: il sole, il vento, il mare avrebbero sbiancato la sabbia fino a restituirle il candore di sempre. Non era necessario essere grandi esperti per capire che non sarebbe successo mai. Una previsione però l'avevano azzeccata: il mare si sarebbe vendicato, rimangiandosi tutto. Dopo sette anni è rimasto davvero poco dei 360.000 metri cubi di materiale riversato dalla draga. Però non c'è più neanche quel poco di bianco sopravvissuto al ripascimento, sepolto dalla sabbia grossolana che ha cambiato per sempre la fisionomia del Poetto. I cagliaritani chiedevano giustizia per quello che, al di là dell'esito dei processi, considerano uno scempio ambientale. Resta la condanna, in primo grado, inflitta dalla Corte dei conti: Balletto, Zirone, i responsabili del procedimento Sandro Cabras e Mulas, gli ingegneri Gardu e Pistis, l'assistente alla direzione dei lavori Antonello Gellon, Aschieri, Atzeni, Orrù, Serra, Gian Paolo Ritossa e Mario Concas della commissione di collaudo, i consulenti Paolo Colantoni e Leopoldo Franco dovranno risarcire all'erario quatto milioni e 800 mila euro. Ma la vera condanna è quella che hanno subìto i cagliaritani, costretti a vivere di ricordi. E siccome la spiaggia non tornerà più come prima è una condanna all'ergastolo. Fine pena: mai.Chiavi di questa notizia: Poetto