Rassegna Stampa
Testata: Il Manifesto
Usa-Cina, ovvero il nuovo disordine mondiale
20/12/2009
autore: Marco d'Eramo
Almeno un risultato il patetico vertice di Copenhagen l'ha conseguito: ha dato luce al nuovo disordine mondiale e ha sancito le nuove gerarchie planetarie.
Ricordate il piccolo mondo antico, uscito dalla seconda guerra mondiale, in cui c'erano due superpotenze, Usa e Urss, attorniate, come monarchi medievali, dal gruppo di grandi baroni dotati di armi nucleari, prima due (Gran Bretagna, Francia), e poi tre (Cina)? E tutti gli altri 180 e passa paesi della Terra a ubbidire? Nell'ordine, prima i valvassini (alla cui casta noi italiani ci fregiavamo di appartenere), poi gli uomini liberi e infine i servi della gleba del Terzo e Quarto mondo. Beh, da quello che si è visto a Copenhagen, questo piccolo mondo antico ve lo potete anche scordare.
Della Russia si sono perse le tracce. I suoi rappresentanti si sono distinti solo per il silenzio. Nessun erede di Krusciov ha sbattuto la scarpa sul tavolo delle trattative. Come se non vivesse su questo pianeta e il riscaldamento globale non la riguardasse.
E l'Europa? Il presidente francese Nicholas Sarkozy era arrivato dandosi per (modesta) missione «Salvare la Terra»: già dal secondo giorno era dato per disperso. E l'Unione europea che fino a ieri faceva la prima della classe? Ha firmato in silenzio il pastrocchio di accordo. E comunque finora la prima della classe ha disatteso alla grande tutti gli impegni assunti col protocollo di Kyoto: a ragione il G-77 (dei paesi in via di sviluppo) le ha chiesto: «Ma con che faccia parli?».
Ma quanto sia bizzarro il nuovo disordine mondiale, lo si è capito dalla lista dei cinque paesi che hanno stilato il compromesso: Stati uniti, Cina, India, Brasile e Sudafrica. Perché mai il Sudafrica? per placare l'Africa (sottinteso: Europa e Russia non sono da placare).
Qualcuno risponderà: era per nascondere il vero duopolio che da oggi governa il mondo, «Americina». Sembrava infatti che il presidente Usa Barack Obama e il primo ministro cinese Wen Jabao si scambiassero le parti del poliziotto buono e poliziotto cattivo, ognuno fingendo che è colpa dell'altro se si rifiuta di prendere di petto il riscaldamento globale. Non è che il Senato Usa boccerà qualunque tentativo d'imporre limiti di emissione alle industrie (e auto) statunitensi? è che la perfida Cina non vuole impegnarsi. E non è che la Cina ha bisogno di tanta, sporca energia per mantenere la crescita e vendere a basso prezzo merci all'Occidente? è che gli avidi Stati uniti vogliono ora porre limiti agli altri dopo aver lordato il mondo per un paio di secoli.
Al di là della maschera di compunzione indossata per il fallimento della conferenza, c'è da supporre che cinesi e americani siano ripartiti da Copenhagen con un bel sospiro di sollievo: «Anche stavolta l'abbiamo fatta franca». Obama ha avuto la faccia tosta di affermare che c'è stato «un accordo significativo, anche se insufficiente». Ma forse stava solo facendo le prove per quel che dovrà dire quando il Senato Usa approverà un aborto di riforma sanitaria: anche quella una legge «insufficiente ma significativa».
Così, se Usa e Urss ci hanno fatto vivere per 40 anni con la spada di Damocle di un'ecatombe nucleare prossima ventura, il nuovo duopolio Usa-Cina ci promette l'incombere di una catastrofe ambientale: è straordinaria la miopia di queste classi dirigenti. Finché lo scioglimento dei ghiacci non sommergerà Shanghai e New York (e, insieme, Londra e Amburgo e San Pietroburgo e Rio e Bombay), cercheranno di contrattare fino all'ultimo, con l'acqua già alla loro gola, per strapparsi una concessione in più.
Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice