Rassegna Stampa
Testata: La Stampa
“I grandi Stati hanno fallito? Il problema passa alle città”
20/12/2009
autore: FRANCESCO SEMPRINI
L'esperto americano«Anche senza misure vincolanti sul taglio di emissioni, Copenhagen non è da considerare un fallimento. Ma per il futuro si dovrà spostare il dibattito dalla dimensione globale a quella locale». L’analisi è di Steven Cohen, direttore dell’Earth Institute alla Columbia University, tra i massimi esperti americani di questioni ambientali.
Qual è il principale punto debole di Copenaghen?
«Il fatto che non si sia raggiunto un accordo vincolante, in particolare per quanto riguarda la riduzione delle emissioni di gas nocivi».
Ritiene il summit un fallimento?
«Non parlerei di fallimento piuttosto è la conferma di un percorso complicato che richiede tempo e non consente di abbandonarsi a facili entusiasmi come quelli che hanno preceduto il vertice. Con tutti i suoi limiti comunque ritengo sia stato un momento necessario per far progredire il confronto».
Chi più di altri ha compromesso il raggiungimento di obiettivi ambiziosi?«Non c’è dubbio che il problema principale è rappresentato da Pechino, in particolare per quanto riguarda la riduzione di emissioni di CO2. Soprattutto perchè altri grandi Paesi emergenti, come India e Brasile aspettano di vedere cosa fanno Cina e Stati Uniti prima di agire».
Cosa può spingere i cinesi a cambiare atteggiamento?
«Niente più di quello che spinge altre realtà del mondo, ovvero un contestuale rafforzamento della coscienza ecologica dal basso, da parte dei cittadini, e dall’alto da parte delle istituzioni».
Gli Stati Uniti come si sono comportati?
«Hanno fatto la loro parte, hanno osservato l’atteggiamento degli interlocutori e agito di conseguenza, conservando una certa prudenza, ma portando a casa qualche risultato. A livello internazionale ritengo tutto sommato si inizia a capire che non esistono alternative ed è necessario agire».
Barack Obama ha evitato una seconda debacle danese dopo quella olimpica?«Senza dubbio sì. Il presidente porta a casa un buon risultato personale, il suo intervento è stato di rilievo e in casa ha dato l’impressione di aver raccolto un risultato concreto».
Cosa auspica per il dopo Copenaghen? «Da una parte si dovrebbe passare da una dimensione globale a una locale con le città, le regioni e gli stati attori diretti promotori di iniziative a sostegno dell’ambiente. Dall’altra è necessario un ruolo più incisivo delle Nazioni Unite specialmente in fase di preparazione di summit come quello danese. Deve essere l’Onu il grande regista nella promozione di politiche energetiche carbon free e di tecnologie pulite. Inoltre è necessaria la massima condivisione possibile di regolamentazione ricorrendo al sistemi come il cap and trade per vincolare le grandi corporation anche quelle meno sensibili al problema ambientale».
Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice