Rassegna Stampa
Testata: La Stampa

Clima, è rivolta contro l'accordo flop. Rinviate al 2010 le decisioni delicate

19/12/2009

In nottata sfiorata una rottura per l'ostruzionismo dei Paesi emergenti. Esclusi dal testo "accordi vincolanti"

Il clima aspettava la svolta e invece è delusione. E la salute del pianeta sembra essere rimandata a data da destinarsi anche se per la prima volta c’è l’ impegno americano e i leader del mondo si sono stretti intorno alla questione del riscaldamento globale. È una fine con più ombre che luci questa della 15esima Conferenza delle Parti della Convenzione Onu sui cambiamenti climatici (Cop15) a Copenaghen. Un nome difficile per dire summit Onu sul clima.

Il risultato di un lavoro mastodontico e di una partecipazione mai vista a queste Conferenze è un accordo minimo, in 12 punti, non vincolante nè a livello politico nè legale. Niente target di riduzione delle emissioni ma un punto qualificante c’è e sono le risorse per i paesi in via di sviluppo. Il presidente Usa, Barack Obama torna alla Casa Bianca con un magro successo, la Cina invece esulta. L’Europa mastica amaro ma dice sì al testo. Ong e ambientalisti sono arrabbiati. Sotto accusa finisce l’Onu: dal Parlamento europeo si chiede di «riformare il metodo di lavoro dell’Onu con urgenza». Ma i soldi, questa l’unica nota positiva, restano come impegno concreto e anche immediato. Le risorse "fast" prevedono un fondo da 30 miliardi di dollari per il triennio 2010-2012 mentre entro il 2020 il fondo è da 100 miliardi di dollari l’anno. L’importante, dicono gli osservatori, è che questi fondi non si "distraggano" dalla lotta alla povertà.

Sul tappeto restano tante questioni aperte e nel 2010 si dovrà arrivare a un accordo vincolante.

Ecco la maratona del clima al vertice Onu a Copenaghen:

MINI-ACCORDO
Dopo quasi 14 ore di fila la sessione Plenaria della Conferenza «prende nota» dell’ ’Accordo di Copenaghen«. Si tratta di un documento che non viene votato con il consenso e quindi riguarda solo alcuni paesi, primi su tutti gli Usa che stringono un patto con Cina, India, Sudafrica e Brasile. Si aggrega a malincuore l’Europa ma per il presidente francese, Nicolas Sarkozy si tratta »del migliore accordo possibile oggi«. »Se non ci fosse stato un accordo, due Paesi importanti come Cina e India sarebbero stati liberati da ogni tipo di contratto, così come gli Stati Uniti, che non figurano nel protocollo di Kyoto«, ha spiegato il presidente. Dal canto suo il presidente americano, Barack Obama, aveva detto: »Accordo significativo ma non basta«, rimanendo fermo sugli impegni Usa -17% di Co2 al 2020 rispetto ai livelli del 2005.

PIANO IN 12 PUNTI
Dodici i punti dell’ "Accordo di Copenaghen". Si fissa a 2 gradi l’aumento della temperatura media ma si elimina ogni riferimento al taglio del 50% al 2050 per tutti i paesi (qui la vittoria della Cina). Inoltre entro il 31 gennaio 2010 i paesi ricchi dovranno quantificare i tagli. Resta il capitolo fondi nella formulazione acquisita dall’inizio. E, come ultimo punto, si stabilisce la revisione e l’assestamento entro il 2015, incluso il nuovo obiettivo a 1,5 gradi per limitare il riscaldamento

ONU E PRESIDENZA DANESE
«Faremo di tutto perchè l’accordo diventi legalmente vincolante entro il 2010», ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon sottolineando che l’accordo è una «tappa essenziale». Per il capo negoziatore Onu e segretario esecutivo della Convenzione Onu (Unfccc), Yvo de Boer, «è stata una conferenza andata come sulle montagne russe» per raggiungere un accordo che di fatto è «solo una lettera di intenti, e questo significa che abbiamo ancora molto lavoro da fare». Per quanto riguarda la presidenza danese è stata molto criticata per le procedure adottate.

RABBIA AMBIENTALISTI E ONG
Il giorno dell’Accordo è rabbia da parte delle maggiori associazioni ambientaliste. Legambiente parla di «occasione storica persa»; il Wwf di un testo «mezzo crudo dai contenuti poco chiari»; per Greenpeace si è passati «dall’accordo storico al fallimento storico». Il vertice Onu sul clima a Copenaghen verrà ricordato come il vertice che ha creato il caos ai cancelli con dieci ore di code, delle manifestazioni, una maxi-mobilitazione il sabato 12 dicembre, e dello schieramento da ’guerrà della polizia.

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