Rassegna Stampa
Testata: L'Unita

Greenpeace striglia l’Italia: «Blocca l’accordo sui tagli Ue»

19/12/2009

autore: MARINA MASTROLUCA

Il governo contrario ad aumentare la riduzione delle emissioni di Co2 dal 20 al 30% entro il 2020. Replica la ministra Prestigiacomo: «Sono strumentalizzazioni ad uso interno»

Ambientalisti solo a chiacchiere, quando si tratta di denunciare i grandi inquinatori che fanno soffrire il clima planetario. Maaldunque pronti a mettersi di traverso, se viene il momento di mettere nero su bianco le cifre dei tagli alle emissioni prossime venture. Dopo Legambiente, anche Greenpeace se la prende con l’Italia, che a Copenaghen - questa è l’accusa - rema contro l’adozione di un impegno più stringente da parte della Ue. «A meno di 12 ore dalla conclusione del vertice, l’Italia si mette di traverso e blocca la decisione europea di migliorare l’impegno unilaterale di riduzione dal 20 al 30%, in linea con le indicazioni della scienza», denuncia Alessandro Gianni, direttore delle campagne di Greenpeace. Regno Unito, Francia e Germania spingono per ottenere tagli più consistenti alla Co2,«masi sono scontrate con ilmuro dell’Italia», che così «rischia di far deragliare la possibilità di raggiungere un accordo di successo». Greenpeace non fa sconti: «Governo non all’altezza delle sfide».
Solo il giono prima, con un tempismofuori luogo, il ministero dell’ambiente aveva dato via libera alla costruzione diuna mega-centrale a carbone in Calabria, dopo l’approvazione di altri progetti per Vado Ligure, Fiume Santo e Porto Tolle: tirate le somme, una volta realizzati i nuovi impianti produrranno emissioni per 37,7 milioni di tonnellate di Co2. Non sorprende se a Copenaghen il governo si oppone a moltiplicare i tagli dei gas serra. Ma la ministra Prestigiacomo si indigna comunque. «L’Italia sta lavorando insieme ai partner europei con il massimo impegno per il raggiungimento diun accordo - replica prontamente alle accuse -. Rattrista che un’autorevole organizzazione come Greenpeace si presti ad improbabili strumentalizzazioni politiche ad uso interno». Pochi minuti e arriva la controreplica ambientalista. «Ci dispiace che il ministro si sia rattristata. Ma non ricordiamo nessuna seria iniziativa del suo ministero che contraddica quello che stiamo sostenendo».
Il battibecco si perde nei rivoli della conferenza, sintomo di un possibile plateale fallimento di cui alla fine anche al nostro Paese spetterà una quota di responsabilità. Eppure, insiste Greenpeace, «l’Italia avrebbe tutto l’interesse a svincolarsi dalla dipendenza dai combustibili fossili e avviare una rivoluzione energetica».
Qualcosa di diverso dalle progettate centrali a carbone, eufemisticamente definite «pulite», perché riducono polveri e anidride solforosa, ma non i gas serra. All’apertura del vertice sul clima del resto l’Italia si era guadagnato il 44° posto tra i 57 paesi più inquinanti, ad appena una dozzina di posti dalla disastrata Cina. Maquesta non è una cosa bella da andare a raccontare in giro.

Chiavi di questa notizia: Copenaghen vertice