Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Gli ambientalisti: fallimento totale

20/12/2009

«Una condanna per gli abitanti delle piccole isole»

COPENAGHEN. Fallimento, fiasco, tradimento: le mille voci dell’ambientalismo non hanno dubbi nel condannare l’esito della Conferenza Onu sul clima. «Una tragedia» per chi prova sulla sua pelle gli effetti del riscaldamento globale come Shorbanu Khatun, arriva dal Bangladesh: «Ho fatto tutta questa strada da un campo che ospita i profughi delle coste alluvionate del mio Paese. Ero venuto qui per avere giustizia per i 45mila sfollati lasciati senza casa dal ciclone Aila. Come farò a spiegare loro che la nostra disgrazia è caduta nel vuoto?»
 Per Luca Tornatore, il ricercatore triestino arrestato lunedì durante le proteste, «non è stata una conferenza, ma un vertice a due tra i due Paesi capitalisti più avanzati: Cina e Stati Uniti». E Alberto Zoratti di Climate Justice Action, il network che fa riferimento tra gli altri al no global francese Josè Bovè, aggiunge: «Si è persa forse l’ultima occasione per arrivare a un impegno sostanziale. Qui abbiamo visto in azione gli stessi meccanismi che animano il Wto. L’Onu dovrebbe essere democratica e trasparente. Invece anche qui i Paesi avanzati vogliono decidere in nome di tutti. Quello che è stato partorito a Copenaghen è un non-accordo truffa. Ban Ki Moon lo ha definito un buon risultato, ma è un passo indietro anche rispetto a Kyoto».
 Il direttore generale di Greenpeace, il sudafricano Kumi Naidoo, parla di tradimento e razzismo: «Questo testo condanna gli abitanti delle piccole isole. Ma cosa avrebbero fatto se a rischiare fossero stati gli abitanti di Manhattan, Parigi o Berlino? Non c’è urgenza, perché tocca chi è povero, non è una potenza militare e ha un diverso colore della pelle». Mariagrazia Midulla, rappresentante italiana nella delegazione del Wwf a Copenaghen, mette sotto accusa la gestione danese dell’intera Conferenza: «E’ stata approssimativa. Finché a guidare è stata la ministro dell’Ambiente Connie Hedegaard, il danno è stato solo qualche gaffe diplomatica. Niente al confronto di quel che ha fatto il premier Rasmussen che ha gestito malamente l’assemblea finale, col risultato di avere un pasticcio di documenti». Prova comunque a pensare positivo: «Il miglior risultato è che c’è la promessa sui soldi, sperando che non si riveli una nuova truffa, come sarebbe se alla fine venisse fuori che vengono sottratti ai fondi per la lotta alla povertà». Però la lotta per l’ambiente non si fermerà. Dopo l’appuntamento intermedio di giugno in Germania, la prossima tappa della Conferenza Onu è a dicembre 2010 in Messico. Difficile che i grandi leader tornino a metterci la faccia. «Ma non è detto che sia utile che vengano - osserva Midulla - Quello che serve non è la loro presenza, ma il loro consenso politico». Quello che è mancato a Copenaghen.

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